Conversazioni con i genitori.
Educare al progetto di sé i propri figli
Bonetti Francesca
Introduzione
La rivoluzione dei piccoli passi.
Conversazioni con i propri figli. Crescere insieme.
Introduzione.
Nell’epoca della globalizzazione la dimensione valoriale nei rapporti tra i genitori e i figli costituisce un’occasione irrinunciabile per promuovere la comunicazione autentica , che sostiene la libertà di crescere nel rispetto della propria personalità. I ragazzi hanno bisogno di essere guidati alla scoperta di sé stessi a partire dalla propria realtà familiare e sociale senza però lasciare cadere in secondo piano quei principi universali che sostengono lo sviluppo armonico. Solo così può essere recuperato il profondo valore dell’educazione dei propri figli nel rispetto dell’unicità e del valore dell’altro. Del resto l’assenza di valori limiterebbe l’esperienza sia dei figli che dei genitori alla concretezza del presente , precludendo così la possibilità di scoprire una dimensione più profonda. I giovani del futuro hanno il diritto di avere accanto a sé adulti disposti ad aiutarli a costruire un progetto di vita che li realizzi pienamente. La famiglia in prima persona può comprendere i bisogni e le reciproche differenze dei suoi componenti grazie al riconoscimento della diversità come valore fondamentale. Del resto il bisogno di dialogare in maniera efficace per trovare delle risposte coerenti ai problemi quotidiani è grande. Questa esigenza si radica innanzitutto nella cultura familiare vissuta, che dimostra tutta la sua ricchezza attraverso la comprensione per gli altri e la fiducia, la condivisione di responsabilità, lo stile comunicativo aperto e i comportamenti guidati da profondi valori. I genitori possono aiutare i propri figli a scoprire il profondo valore dei legami che si intrecciano nella comunità d’appartenenza proprio a partire da un ambiente familiare sereno e disponibile al confronto e al dialogo. Perché come sostiene Levinas la relazione ed il rispetto degli altri, attraverso il riconoscimento del valore dei vari orizzonti di significato, vincono ogni forma di vuoto narcisismo. Solo in questo modo la famiglia può diventare reale risorsa per la comunità. Nuova dignità quindi deve essere riconosciuta ai diritti relazionali attraverso la promozione di alcuni atteggiamenti educativi quali naturali punti di partenza: disponibilità, contenimento, continuità, gratuità degli affetti, presenza non intrusiva degli adulti nei confronti dei figli, coerenza, flessibilità, tempo, ascolto e rispetto. Per definire la relazione fra genitori e figli possiamo riprendere un’affermazione cara a Francoise Doltò , la più nota ed amata psicoanalista francese, educare significa compiere una " rivoluzione dei piccoli passi " per richiamare l’attenzione ancora una volta sulla necessità di costruire con pazienza la relazione educativa .Ci insegna la Doltò che i figli sono diversi dagli adulti perché creature in divenire che, per crescere, devono affrontare prove difficili e rischiose e in condizioni normali sono perfettamente attrezzati per farlo. Tuttavia è necessario dar loro fiducia non soffocandoli con attenzioni superflue, interventi inutili e moralismi colpevolizzanti perché la vita stessa è una grande educatrice. Quindi è bene dare il giusto valore alle esperienze più importanti, quelle che mettono in crisi gli equilibri precedenti,ma che permettono di andare avanti , di procedere verso l’autonomia senza dimenticare che occorre sostenerli con fermezza, disponibilità e generosità.Del resto i figli dipendono dai genitori proprio come un frutto, suggerisce lo psicoterapeuta Sergio Astori dell’Università Cattolica di Milano, cioè qualcosa che pende da un ramo familiare ed è chiamato diventare seme per un’altra pianta. Essendo frutti destinati a cadere hanno bisogno sia di rami vigorosi e fieri che sappiano proteggerli finché non è pronto il volo, sia di rami generosi e disciplinati che diano frutti al loro tempo e non allunghino ombre su altri rami. Ai figli occorre voler bene perché loro sentono l’intensità del legame d’amore e bisogna capirli per farsi rispettare. Solo allora sono disponibili a seguire le orme degli adulti. Il potere che deriva all’adulto dalla dipendenza del bambino non lo impegna ad evitargli ogni difficoltà ed ogni pericolo a costo di sostituirlo. Il genitore non è tenuto a garantirgli solo la felicità, sostiene ancora la Doltò , ma la crescita. E’ vero che il bambino piccolo reclama una dedizione totale, ma progressivamente deve imparare a cavarsela da solo, a trarsi d’impiccio con le sue forze. Per ridimensionare le pretese di un’educazione invadente basta spesso un pizzico d’ironia e un grande senso del destino: “E’ la vita” , si può dire a un bambino che affronta una sofferenza ingiusta ma inevitabile, avendo poi cura di ricostruire con lui tutte le possibilità di soluzione: ce ne sono sempre. L’espressione “E’ per il tuo bene” può risultare immobilizzante se non viene accompagnata da una costante ridefinizione su che cosa sia veramente il bene per i propri figli. Dunque entra i campo quella pacifica rivoluzione che propone un nuovo modo di vivere il rapporto fra adulti e bambini prima nella famiglia e poi nella scuola e nella società.
Questa é l'introduzione del libro che racconterà la nostra esperienza educativa. Anche le vacanze servono per fermarsi e riflettere. Buona lettura. Naturalmente sono graditi i commenti.