CONVENZIONE ONU SUI DIRITTI DELL’INFANZIA E DELL’ADOLESCENZA
Art.1 Tutte le persone di età inferiore ai diciotto anni godono dei seguenti diritti.
Art.2 Hai diritto a essere protetto/a con- tro ogni discriminazione.
Questo significa che nessuno può trattarti diversamente dagli altri per il colore della pelle, nazionalità, sesso, religione, lingua o perché sei disabile, ricco/a o povero/a.
Art.3 Il tuo superiore interesse deve guidare gli adulti nelle decisioni che ti riguardano.
Art.4 Hai diritto a vedere realizzati i tuoi diritti da parte delle Istituzioni pubbliche (Parlamento, Governo, Scuola ecc).
Art.5 Hai diritto a essere aiutato/a e consigliato/a dai tuoi genitori e dalla tua famiglia.
Art.6 Hai diritto alla vita.
Art.7 Hai diritto ad avere un nome e una nazionalità.
Art.8 Hai diritto ad avere una tua identità.
Art.9 Hai diritto a vivere con i tuoi genitori, a meno che questo non risulti dannoso per la tua crescita.
Art.10 Se vivi in un Paese diverso da quello dei tuoi genitori, hai diritto al ri- congiungimento con loro e a vivere nello stesso luogo.
Art.11 Hai diritto a essere protetto/a per evitare che tu venga allontanato/a dalla tua famiglia e trasferito/a illegalmente all’estero.
Art.12 Hai diritto a esprimere la tua opin- ione su tutte le questioni che ti riguardano. La tua opinione deve essere ascoltata e presa in seria considerazione.
Art.13 Hai diritto ad essere informato/a e ad esprimerti liberamente nel modo che ti è più congeniale (verbalmente, per iscritto ecc), sempre nel rispetto dei diritti degli altri.
Art.14 Hai diritto ad avere le tue idee e a professare la religione che preferisci sotto la guida dei tuoi genitori.
Art.15 Hai diritto a riunirti con i tuoi ami- ci, a partecipare o a fondare associazioni, sempre nel rispetto dei diritti degli altri.
Art.16 Hai diritto ad avere una tua vita privata, anche all’interno della tua famiglia, compreso il diritto ad avere una tua cor- rispondenza privata.
Art.17 Hai diritto a ricevere informazioni provenienti da tutto il mondo, attraverso i media (radio, giornali, televisione) e ad es- sere protetto/a da materiali e informazioni dannosi.
Art.18 Hai diritto ad essere cresciuto/a ed educato/a dai tuoi genitori, nel rispetto del tuo superiore interesse.
Art.19 Hai diritto ad essere protetto/a da ogni forma di maltrattamento, abuso o sfruttamento da parte di chiunque.
Art.20 Hai diritto ad avere protezione e assistenza speciali se non puoi vivere con i tuoi genitori.
Art.21 La decisione di una tua adozione deve essere presa nel tuo superiore inter- esse.
Art.22 Hai diritto a protezione speciale e assistenza nel caso in cui tu sia un rifugia- to/a (ad esempio se provieni da un Paese in guerra).
Art.23 Se sei disabile, mentalmente o fisi- camente, hai diritto ad avere un’assistenza speciale, al fine di renderti autonomo/a e di partecipare pienamente alla vita sociale.
Art.24 Hai diritto alla salute, all’assistenza medica e a ricevere tutte le informazioni necessarie per garantire tale diritto.
Art.25 Hai diritto ad un controllo regolare delle terapie e delle condizioni in cui vivi, qualora tu venga affidato/a a centri di cura o assistenza.
Art.26 Hai diritto ad un sostegno speciale da parte dello Stato se sei in condizioni economiche o sociali disagiate.
Art.27 Hai diritto ad un livello di vita ade- guato. Ciò significa che i tuoi genitori, o
in mancanza lo Stato, dovranno garantirti cibo, vestiti e una casa in cui vivere.
Art.28 Hai diritto ad avere un’istruzione/ educazione.
Art.29 Hai diritto a una educazione che sviluppi la tua personalità, le tue capacità e il rispetto dei diritti, dei valori, delle culture degli altri popoli e dell’ambiente.
Art.30 Se appartieni a una minoranza etnica, religiosa o linguistica, hai diritto a mantenere la tua cultura, praticare la tua religione e parlare la tua lingua.
Art.31 Hai diritto, al riposo, al tempo libero, a giocare e a partecipare ad attività culturali (ad esempio la musica, il teatro e lo sport).
Art.32 Hai diritto a non svolgere lavori pesanti e pericolosi per la tua salute o che ti impediscono di andare a scuola.
Art.33 Hai diritto a essere protetto/a dall’uso e dal traffico di droghe.
Art.34 Hai diritto a essere protetto/a da ogni tipo di sfruttamento e abuso sessuale.
Art.35 Hai diritto ad essere protetto/a per impedire che tu sia rapito/a o venduto/a.
Art.36 Hai diritto a essere protetto/a da ogni forma di sfruttamento.
Art.37 Hai diritto a non subire torture o punizioni crudeli. Se hai commesso un rea- to non puoi essere condannato alla pena di morte o alla detenzione a vita.
Art.38 Hai diritto a essere protetto/a in caso di guerra e, nel caso in cui tu abbia meno di quindici anni, non puoi e non devi essere arruolato/a nell’esercito.
Art.39 Hai diritto a cure appropriate e al reinserimento nella società nel caso in cui tu sia stato/a vittima di abbandono, guerra, tortura, o di qualunque forma di sfruttamento o maltrattamento.
Art.40 Hai diritto a essere adeguatamente difeso/a nel caso in cui tu sia accusato/a o abbia commesso un reato.
Art.41 Hai diritto a usufruire delle leggi nazionali ed internazionali che ti garan- tiscano maggiore protezione rispetto alle norme di questa Convenzione.
Art.42 Hai diritto ad essere informato/a sui diritti previsti da questa Convenzione. Gli Stati devono far conoscere la Con- venzione a tutti gli adulti, i bambini, le bambine, i ragazzi e le ragazze.
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venerdì 23 maggio 2014
giovedì 22 maggio 2014
Uno sguardo sul mondo degli adolescenti.
(approfondimento per ragazzi e genitori) WWW.diregiovani.it
Specie negli ultimi anni la relazione tra giovani ed adulti ha conosciuto serie difficoltà che si sono chiaramente manifestate sia nella famiglia che nel mondo della scuola. Se fino a circa dieci anni fa la difficoltà relazionale si avvertiva specie nei licei, adesso è presente anche nella scuola secondaria di primo grado e nella primaria. I fattori che hanno determinato questa situazione sono da ricondurre da un lato al senso di inadeguatezza e disagio dimostrato dai giovani e dall’altro alla scarsa capacità degli adulti di comprenderli nella loro problematicità. Tuttavia in primo luogo bisogna riconoscere l’incapacità degli adulti a rispondere in maniera efficace alle richieste dei giovani: la famiglia troppe volte si disperde nelle emergenze del quotidiano e la scuola si trova a dover fronteggiare un eccessivo carico di lavoro. Inoltre il mondo dei mass media trasmette modelli di comportamento sociale fondamentalmente basati sull’apparenza così da rinforzare i sentimenti di onnipotenza che a questa età sono molto forti. Proprio dalla necessità di rispondere in maniera efficace a tutte le loro domande e alle richieste di aiuto è stato creato uno spazio con un linguaggio in grado di raggiungere i giovani. In collaborazione con l’agenzia di stampa quotidiana è nato www.diregiovani.it un portale di informazione per giovani dai 14 ai 25 anni che si occupa di tutta l’informazione, dalla musica alla politica, dallo sport all’attualità. All’interno di questo portale vi sono campagne d’informazione su diverse tematiche: la prima è stata I like me! La mia immagine? MI piace! che affronta il tema dell’immagine corporea (obesità, gli stili di vita ecc…) in collaborazione con gli assessorati del comune di Roma per le politiche giovanili e l’assessorato per la famiglia e l’adolescenza.
Tra le finalità del progetto vi è quella di dare l’opportunità ai giovani di manifestare il proprio disagio e trovare accoglienza da parte degli adulti grazie ala presenza di esperti. Tra questi ultimi vi sono i membri della S.I.M.A Società italiana di medicina dell’adolescenza cosicché i ragazzi hanno la possibilità di confrontarsi con gli esperti che, garantendo l’anonimato, sono disponibili on line per risolvere dubbi e perplessità.
Ai giovani sarà garantita anche la possibilità di scambiare informazioni anche con i coetanei attraverso la videopartecipazione infatti sul portale i navigatori potranno creare un loro spazio con la consulenza di esperti e postare gli elaborati audio-video scritti in modo tale che loro stessi, formati come informatori giornalisti siano protagonisti dell’informazione.
Maestra Francesca.
Specie negli ultimi anni la relazione tra giovani ed adulti ha conosciuto serie difficoltà che si sono chiaramente manifestate sia nella famiglia che nel mondo della scuola. Se fino a circa dieci anni fa la difficoltà relazionale si avvertiva specie nei licei, adesso è presente anche nella scuola secondaria di primo grado e nella primaria. I fattori che hanno determinato questa situazione sono da ricondurre da un lato al senso di inadeguatezza e disagio dimostrato dai giovani e dall’altro alla scarsa capacità degli adulti di comprenderli nella loro problematicità. Tuttavia in primo luogo bisogna riconoscere l’incapacità degli adulti a rispondere in maniera efficace alle richieste dei giovani: la famiglia troppe volte si disperde nelle emergenze del quotidiano e la scuola si trova a dover fronteggiare un eccessivo carico di lavoro. Inoltre il mondo dei mass media trasmette modelli di comportamento sociale fondamentalmente basati sull’apparenza così da rinforzare i sentimenti di onnipotenza che a questa età sono molto forti. Proprio dalla necessità di rispondere in maniera efficace a tutte le loro domande e alle richieste di aiuto è stato creato uno spazio con un linguaggio in grado di raggiungere i giovani. In collaborazione con l’agenzia di stampa quotidiana è nato www.diregiovani.it un portale di informazione per giovani dai 14 ai 25 anni che si occupa di tutta l’informazione, dalla musica alla politica, dallo sport all’attualità. All’interno di questo portale vi sono campagne d’informazione su diverse tematiche: la prima è stata I like me! La mia immagine? MI piace! che affronta il tema dell’immagine corporea (obesità, gli stili di vita ecc…) in collaborazione con gli assessorati del comune di Roma per le politiche giovanili e l’assessorato per la famiglia e l’adolescenza.
Tra le finalità del progetto vi è quella di dare l’opportunità ai giovani di manifestare il proprio disagio e trovare accoglienza da parte degli adulti grazie ala presenza di esperti. Tra questi ultimi vi sono i membri della S.I.M.A Società italiana di medicina dell’adolescenza cosicché i ragazzi hanno la possibilità di confrontarsi con gli esperti che, garantendo l’anonimato, sono disponibili on line per risolvere dubbi e perplessità.
Ai giovani sarà garantita anche la possibilità di scambiare informazioni anche con i coetanei attraverso la videopartecipazione infatti sul portale i navigatori potranno creare un loro spazio con la consulenza di esperti e postare gli elaborati audio-video scritti in modo tale che loro stessi, formati come informatori giornalisti siano protagonisti dell’informazione.
Maestra Francesca.
Elogio della solitudine
Elogio della solitudine.
“Ho fretta, ho fretta, ho un appuntamento, un app…”, riesce a stento a dire Bianconiglio prima di scomparire alla vista della stupefatta Alice ed eclissarsi nel Paese delle Meraviglie. Alice lo rivedrà, lo riprenderà e lo ritroverà sempre intento a correre chissà dove, verso quali appuntamenti, verso chissà quali mete. Una metafora questa adatta a descrivere la civiltà moderna che ha trasformato la solitudine in uno dei beni più preziosi. Scrive Corinne Zaugg nel suo libro “Questione di cuore” della Effatà Editrice che in fondo: “nei confronti della vita ci sentiamo tutti creditori: tutti abbiamo da chiederle infinite cose. E dalla mattina alla sera non facciamo altro che percorrerla come un’autostrada a mille all’ora, macinando chilometri: anni su anni. Mai troviamo un luogo abbastanza bello, panoramico, tranquillo per fermarci…E si perde di vista che la vita né bella né brutta, né esagerata e né spericolata deve essere vissuta con calma perché semplicemente vita”.
Una volta la vita si svolgeva tutta in una stanza, intorno ad un letto. Lì si nasceva, si andavano a conoscere i nuovi fratelli a mano a mano che venivano alla luce. Lì ci si raccoglieva intorno al nonno per ricevere l’ultima sua benedizione. Oggi si vive col mondo in casa perché le notizie entrano in un flusso continuo, lo sguardo spazia lontano, ma il vissuto reale risulta essere infinitamente più piccolo e soprattutto difficile da assaporare. Manca in definitiva il piacere di godere in silenzio e nel proprio piccolo di tutto quanto si possiede, perché presi dalla fretta di consumarlo per cercare altro. Dunque è bene insegnare ai ragazzi a perdere un po’ di tempo , a riscoprire il lusso di poter vivere la propria giornata senza avere la necessità di correre. E’ bene condividere con i propri figli il bisogno di solitudine perché come sosteneva il filosofo Schopenhauer i giovani hanno bisogno di essere aiutati a sopportare la solitudine e ad amarla come fonte di felicità dell’anima. Quando quei momenti daranno loro gioia e serenità sapranno affrontare meglio le ansie quotidiane. Da piccoli è scoprire il lusso di poter giocare in totale libertà, da grandi il “perdere tempo” può essere un riposo salutare che è diseducativo solo se diventa un’abitudine troppo distaccata e lontana dai doveri quotidiani. Perché i bambini hanno bisogno di avere il tempo necessario per coltivare i propri interessi a modo loro, senza interferenze da parte degli adulti. Con gli anni lo star soli sarà semplicemente il non far niente, gironzolare nella propria camera in silenzio spostando qualcosa, aprendo un libro, sentendo un cd, senza un’intenzione o un programma precisi o meglio senza dover rendere conto a nessuno. Ma il desiderio di star soli a perdere tempo è ben diverso dall’inerzia e dalla malinconia, si tratta comunque di una scelta che coinvolge tutta la famiglia a partire proprio dal darsi altri ritmi ed altre abitudini per scoprire che c’è tempo per tutto, anche per accendere nuovi entusiasmi. E’ un mondo questo tutto da scoprire, dove niente è come sembra e può assumere forme e dimensioni diverse grazie alla fantasia, fino ad aprirsi sull’infinito come il vecchio gioco delle scatole cinesi. Sicuramente si tratta di un’esperienza formativa quando si sceglie di abituare i propri figli a stare con i propri pensieri , nel loro spazio vitale, senza bisogno di riempirlo continuamente con appuntamenti minuziosamente pianificati.
Maestra Francesca.
“Ho fretta, ho fretta, ho un appuntamento, un app…”, riesce a stento a dire Bianconiglio prima di scomparire alla vista della stupefatta Alice ed eclissarsi nel Paese delle Meraviglie. Alice lo rivedrà, lo riprenderà e lo ritroverà sempre intento a correre chissà dove, verso quali appuntamenti, verso chissà quali mete. Una metafora questa adatta a descrivere la civiltà moderna che ha trasformato la solitudine in uno dei beni più preziosi. Scrive Corinne Zaugg nel suo libro “Questione di cuore” della Effatà Editrice che in fondo: “nei confronti della vita ci sentiamo tutti creditori: tutti abbiamo da chiederle infinite cose. E dalla mattina alla sera non facciamo altro che percorrerla come un’autostrada a mille all’ora, macinando chilometri: anni su anni. Mai troviamo un luogo abbastanza bello, panoramico, tranquillo per fermarci…E si perde di vista che la vita né bella né brutta, né esagerata e né spericolata deve essere vissuta con calma perché semplicemente vita”.
Una volta la vita si svolgeva tutta in una stanza, intorno ad un letto. Lì si nasceva, si andavano a conoscere i nuovi fratelli a mano a mano che venivano alla luce. Lì ci si raccoglieva intorno al nonno per ricevere l’ultima sua benedizione. Oggi si vive col mondo in casa perché le notizie entrano in un flusso continuo, lo sguardo spazia lontano, ma il vissuto reale risulta essere infinitamente più piccolo e soprattutto difficile da assaporare. Manca in definitiva il piacere di godere in silenzio e nel proprio piccolo di tutto quanto si possiede, perché presi dalla fretta di consumarlo per cercare altro. Dunque è bene insegnare ai ragazzi a perdere un po’ di tempo , a riscoprire il lusso di poter vivere la propria giornata senza avere la necessità di correre. E’ bene condividere con i propri figli il bisogno di solitudine perché come sosteneva il filosofo Schopenhauer i giovani hanno bisogno di essere aiutati a sopportare la solitudine e ad amarla come fonte di felicità dell’anima. Quando quei momenti daranno loro gioia e serenità sapranno affrontare meglio le ansie quotidiane. Da piccoli è scoprire il lusso di poter giocare in totale libertà, da grandi il “perdere tempo” può essere un riposo salutare che è diseducativo solo se diventa un’abitudine troppo distaccata e lontana dai doveri quotidiani. Perché i bambini hanno bisogno di avere il tempo necessario per coltivare i propri interessi a modo loro, senza interferenze da parte degli adulti. Con gli anni lo star soli sarà semplicemente il non far niente, gironzolare nella propria camera in silenzio spostando qualcosa, aprendo un libro, sentendo un cd, senza un’intenzione o un programma precisi o meglio senza dover rendere conto a nessuno. Ma il desiderio di star soli a perdere tempo è ben diverso dall’inerzia e dalla malinconia, si tratta comunque di una scelta che coinvolge tutta la famiglia a partire proprio dal darsi altri ritmi ed altre abitudini per scoprire che c’è tempo per tutto, anche per accendere nuovi entusiasmi. E’ un mondo questo tutto da scoprire, dove niente è come sembra e può assumere forme e dimensioni diverse grazie alla fantasia, fino ad aprirsi sull’infinito come il vecchio gioco delle scatole cinesi. Sicuramente si tratta di un’esperienza formativa quando si sceglie di abituare i propri figli a stare con i propri pensieri , nel loro spazio vitale, senza bisogno di riempirlo continuamente con appuntamenti minuziosamente pianificati.
Maestra Francesca.
La rivoluzione dei piccoli passi.
LA RIVOLUZIONE DEI PICCOLI PASSI.
Partiamo da un’affermazione cara a Francoise Doltò , la più nota ed amata psicoanalista francese, la rivoluzione dei piccoli passi per richiamare l’attenzione ancora una volta sulla necessità di costruire con pazienza la relazione educativa tra genitori e figli.Ci insegna la Doltò che i figli sono diversi dagli adulti perché creature in divenire che, per crescere, devono affrontare prove difficili e rischiose e in condizioni normali sono perfettamente attrezzati per farlo. Tuttavia è necessario dar loro fiducia non soffocandoli con attenzioni superflue, interventi inutili e moralismi colpevolizzanti perché la vita stessa è una grande educatrice. Quindi è bene dare il giusto valore alle esperienze più importanti, quelle che mettono in crisi gli equilibri precedenti,ma che permettono di andare avanti , di procedere verso l’autonomia senza dimenticare che occorre sostenerli con fermezza, disponibilità e generosità.Del resto i figli dipendono dai genitori proprio come un frutto, suggerisce lo psicoterapeuta Sergio Astori dell’Università Cattolica di Milano, cioè qualcosa che pende da un ramo familiare ed è chiamato diventare seme per un’altra pianta. Essendo frutti destinati a cadere hanno bisogno sia di rami vigorosi e fieri che sappiano proteggerli finché non è pronto il volo, sia di rami generosi e disciplinati che diano frutti al loro tempo e non allunghino ombre su altri rami. Ai figli occorre voler bene perché loro sentono l’intensità del legame d’amore e bisogna capirli per farsi rispettare. Solo allora sono disponibili a seguire le orme degli adulti. Il potere che deriva all’adulto dalla dipendenza del bambino non lo impegna ad evitargli ogni difficoltà ed ogni pericolo a costo di sostituirlo. Il genitore non è tenuto a garantirgli solo la felicità, sostiene ancora la Doltò , ma la crescita. E’ vero che il bambino piccolo reclama una dedizione totale, ma progressivamente deve imparare a cavarsela da solo, a trarsi d’impiccio con le sue forze. Per ridimensionare le pretese di un’educazione invadente basta spesso un pizzico d’ironia e un grande senso del destino: “E’ la vita” , si può dire a un bambino che affronta una sofferenza ingiusta ma inevitabile, avendo poi cura di ricostruire con lui tutte le possibilità di soluzione: ce ne sono sempre. L’espressione “E’ per il tuo bene” può risultare immobilizzante se non viene accompagnata da una costante ridefinizione su che cosa sia veramente il bene per i propri figli. Dunque entra i campo quella pacifica rivoluzione che propone un nuovo modo di vivere il rapporto fra adulti e bambini prima nella famiglia e poi nella scuola e nella società. Maestra Francesca.
Partiamo da un’affermazione cara a Francoise Doltò , la più nota ed amata psicoanalista francese, la rivoluzione dei piccoli passi per richiamare l’attenzione ancora una volta sulla necessità di costruire con pazienza la relazione educativa tra genitori e figli.Ci insegna la Doltò che i figli sono diversi dagli adulti perché creature in divenire che, per crescere, devono affrontare prove difficili e rischiose e in condizioni normali sono perfettamente attrezzati per farlo. Tuttavia è necessario dar loro fiducia non soffocandoli con attenzioni superflue, interventi inutili e moralismi colpevolizzanti perché la vita stessa è una grande educatrice. Quindi è bene dare il giusto valore alle esperienze più importanti, quelle che mettono in crisi gli equilibri precedenti,ma che permettono di andare avanti , di procedere verso l’autonomia senza dimenticare che occorre sostenerli con fermezza, disponibilità e generosità.Del resto i figli dipendono dai genitori proprio come un frutto, suggerisce lo psicoterapeuta Sergio Astori dell’Università Cattolica di Milano, cioè qualcosa che pende da un ramo familiare ed è chiamato diventare seme per un’altra pianta. Essendo frutti destinati a cadere hanno bisogno sia di rami vigorosi e fieri che sappiano proteggerli finché non è pronto il volo, sia di rami generosi e disciplinati che diano frutti al loro tempo e non allunghino ombre su altri rami. Ai figli occorre voler bene perché loro sentono l’intensità del legame d’amore e bisogna capirli per farsi rispettare. Solo allora sono disponibili a seguire le orme degli adulti. Il potere che deriva all’adulto dalla dipendenza del bambino non lo impegna ad evitargli ogni difficoltà ed ogni pericolo a costo di sostituirlo. Il genitore non è tenuto a garantirgli solo la felicità, sostiene ancora la Doltò , ma la crescita. E’ vero che il bambino piccolo reclama una dedizione totale, ma progressivamente deve imparare a cavarsela da solo, a trarsi d’impiccio con le sue forze. Per ridimensionare le pretese di un’educazione invadente basta spesso un pizzico d’ironia e un grande senso del destino: “E’ la vita” , si può dire a un bambino che affronta una sofferenza ingiusta ma inevitabile, avendo poi cura di ricostruire con lui tutte le possibilità di soluzione: ce ne sono sempre. L’espressione “E’ per il tuo bene” può risultare immobilizzante se non viene accompagnata da una costante ridefinizione su che cosa sia veramente il bene per i propri figli. Dunque entra i campo quella pacifica rivoluzione che propone un nuovo modo di vivere il rapporto fra adulti e bambini prima nella famiglia e poi nella scuola e nella società. Maestra Francesca.
lunedì 19 maggio 2014
Vivere una pace sostenibile
Vivere una pace sostenibile.
Vivere la Pace è un impegno familiare che si costruisce con il dialogo quotidiano, per affrontare di volta in volta le sfide di ogni giorno. Certo i problemi che una famiglia deve affrontare sono diversi, specie quando i figli crescono e non sempre è facile instaurare un dialogo sereno. Ciò per il fatto che ognuno si pone in una situazione di difesa che lascia spazio solo ai propri punti di vista.
Ma la pace è fatta non solo di parole di circostanza perché è vivere pensando a chi si vuole bene, quindi è soprattutto costituita da spazi di vita nei quali recuperare quello che la frenesia di ogni giorno ci porta via, derubandoci di quanto ci appartiene come adulti.
Per questo il cammino verso una pace sostenibile è meno faticoso se giorno dopo giorno ci si abitua a vedere non solo ciò che divide, ma a cogliere quanto può unire, perché solo questo costituisce una fonte inesauribile di energie.
In famiglia è bello vivere la pace dei piccoli gesti quotidiani, dei momenti nei quali ci si aiuta e si collabora per creare un vero luogo di accoglienza.
Nella relazione fra genitori e figli non è tanto importante ciò che i genitori pensano e sanno ma piuttosto valgono quegli atteggiamenti che creano un clima favorevole alla comunicazione.
E’ naturale che questo richieda tempo, disponibilità emotiva ed uno sforzo costante a mettersi nei panni degli fino ad assumere il loro punto di vista.
All’adulto dunque spetta il compito di comprendere le modalità con cui i propri figli esprimono sé stessi perché anche se sembrano provocatori ed oppositivi cercano con i mezzi che hanno a disposizione di comunicare qualcosa, forse il proprio disagio.
E’ importante per una pace sostenibile aiutare i propri figli a trovare adeguate modalità per esprimere i propri bisogni, molti dei quali sono uguali a quelli dell’adulto, mentre altri emergono nel corso della crescita come: essere amati, autonomi e percepiti come membri attivi e vitali della propria famiglia.
E’ certamente irrinunciabile riconoscere il valore unico dell’esempio dei genitori in modo da porre i propri figli di fronte a ciò che è moralmente eccellente, già a partire dal quotidiano.
Interessante è a questo proposito il decalogo che la famosa pedagogista e psichiatra Susan Isaacs suggerisce alle mamme:
Non dire semplicemente “non devi fare questo” se puoi aggiungere “ma fai quest’ altro”;non chiamarli “capricci” quando si tratta soltanto di cose che disturbano;non interrompere qualsiasi cosa faccia il bambino senza dargli il preavviso;non “portare” a passeggio il bambino ma vai a passeggio “con” lui ;non esitare a fare delle eccezioni alle regole;non prendere in giro il bambino e non fare dei sarcasmi: ridi con “lui” e non “di” lui;
non fare mostra del bambino agli altri e non farne un giocattolo;non credere che il bambino capisca ciò che gli dici solo per il fatto che tu lo capisci;mantieni le tue promesse e no farle quando sai di non poterle mantenere;non mentire e non sfuggire alle domande.
Maestra Francesca
Vivere la Pace è un impegno familiare che si costruisce con il dialogo quotidiano, per affrontare di volta in volta le sfide di ogni giorno. Certo i problemi che una famiglia deve affrontare sono diversi, specie quando i figli crescono e non sempre è facile instaurare un dialogo sereno. Ciò per il fatto che ognuno si pone in una situazione di difesa che lascia spazio solo ai propri punti di vista.
Ma la pace è fatta non solo di parole di circostanza perché è vivere pensando a chi si vuole bene, quindi è soprattutto costituita da spazi di vita nei quali recuperare quello che la frenesia di ogni giorno ci porta via, derubandoci di quanto ci appartiene come adulti.
Per questo il cammino verso una pace sostenibile è meno faticoso se giorno dopo giorno ci si abitua a vedere non solo ciò che divide, ma a cogliere quanto può unire, perché solo questo costituisce una fonte inesauribile di energie.
In famiglia è bello vivere la pace dei piccoli gesti quotidiani, dei momenti nei quali ci si aiuta e si collabora per creare un vero luogo di accoglienza.
Nella relazione fra genitori e figli non è tanto importante ciò che i genitori pensano e sanno ma piuttosto valgono quegli atteggiamenti che creano un clima favorevole alla comunicazione.
E’ naturale che questo richieda tempo, disponibilità emotiva ed uno sforzo costante a mettersi nei panni degli fino ad assumere il loro punto di vista.
All’adulto dunque spetta il compito di comprendere le modalità con cui i propri figli esprimono sé stessi perché anche se sembrano provocatori ed oppositivi cercano con i mezzi che hanno a disposizione di comunicare qualcosa, forse il proprio disagio.
E’ importante per una pace sostenibile aiutare i propri figli a trovare adeguate modalità per esprimere i propri bisogni, molti dei quali sono uguali a quelli dell’adulto, mentre altri emergono nel corso della crescita come: essere amati, autonomi e percepiti come membri attivi e vitali della propria famiglia.
E’ certamente irrinunciabile riconoscere il valore unico dell’esempio dei genitori in modo da porre i propri figli di fronte a ciò che è moralmente eccellente, già a partire dal quotidiano.
Interessante è a questo proposito il decalogo che la famosa pedagogista e psichiatra Susan Isaacs suggerisce alle mamme:
Non dire semplicemente “non devi fare questo” se puoi aggiungere “ma fai quest’ altro”;non chiamarli “capricci” quando si tratta soltanto di cose che disturbano;non interrompere qualsiasi cosa faccia il bambino senza dargli il preavviso;non “portare” a passeggio il bambino ma vai a passeggio “con” lui ;non esitare a fare delle eccezioni alle regole;non prendere in giro il bambino e non fare dei sarcasmi: ridi con “lui” e non “di” lui;
non fare mostra del bambino agli altri e non farne un giocattolo;non credere che il bambino capisca ciò che gli dici solo per il fatto che tu lo capisci;mantieni le tue promesse e no farle quando sai di non poterle mantenere;non mentire e non sfuggire alle domande.
Maestra Francesca
I diritti di un figlio.
I diritti di un figlio.
“I figli sono d’ogni uomo l’anima. Chi ciò non ha appreso, soffre bensì di meno, ma il suo benessere è mancata felicità” P. Handke, Storia con Bambino. Ci sono Paesi per i quali i diritti dei minori non esistono. Ci sono poi Paesi come il nostro in cui i diritti dei bambini rappresentano una realtà concreta, anche se l’infanzia ha bisogno di essere difesa per far sì che sia libertà, spensieratezza, esagerazione, tempo trascorso con gli amici in totale libertà. Un’infanzia felice è il dono più prezioso che si possa ricevere per la vita. E’ una memoria che non ha prezzo e per questo degna di essere oggetto di particolare attenzione. Il 2 ottobre 2000 la Commissione Europea ha presentato il documento sui diritti fondamentali del Cittadino dell’Unione che poi sarebbe stato approvato definitivamente a Nizza. Si è trattata di una decisione importante per creare dopo l’Europa monetaria anche l’Europa politica. In particolare è rilevante l’art. 24 nel quale viene ribadito che: “ I Bambini hanno diritto alla protezione e alle cure necessarie per il loro benessere. Essi possono esprimere la propria opinione, che viene presa in considerazione, sulle questioni che li riguardano, in funzione della loro età e della loro maturità. In tutti gli atti relativi “ l’interesse del bambino deve essere considerato preminente”. Ma come è possibile capire quali sono gli interessi dei propri figli tanto da saperli mettere al primo posto con senso di responsabilità e maturità? Il neuropsichiatria Giovanni Bollea sostiene che un bravo professionista deve saper capire i ragazzi limitandosi a guardarli negli occhi e in un secondo momento deve insegnarlo anche ai genitori. Nel suo libro “Genitori grandi maestri di felicità” ha dato dei consigli preziosi su come leggere i pensieri dei propri figli. Un bambino di 11/12 mesi di fronte ad ogni piccola novità ha occhi sorpresi da osservatore attento perché scopre lentamente di non essere più solo. Dai quattro ai sei anni è possibile scoprire nello sguardo un’intelligenza in evoluzione: infatti è il momento in cui il bambino impara a fare i primi ragionamenti anche complessi. A sette anni lo sguardo si fa mobile e acuto, comunica le emozioni e comincia a fissare. Tra i sette e i nove anni può anche comunicare la sensazione di ansia perché ormai è chiaro il concetto di morte e teme che qualcosa possa succedere ai suoi cari. Verso gli undici anni lo sguardo si fa meno trasparente e risulta più pensoso e triste: è questa la fase più delicata della crescita. Anche se per i genitori è difficile capire il figlio adolescente c’è però un’espressione che occorre tener presente: lo sguardo stanco, come distaccato dalla realtà, perché anche in questo modo il ragazzo può chiedere aiuto.
Ma anche il dialogo può essere uno strumento efficace. Una comunicazione semplice, flessibile e lontana da inutili imposizioni può essere un’occasione importante per diventare persone autentiche a tutte le età. Sguardi e parole assumono un ruolo importante se accompagnate però anche dall’ascolto attivo mediante il quale i genitori possono interpretare i bisogni dei propri figli per riportare l’equilibrio necessario ad una crescita armonica. E’ importante che gli adulti prestino attenzione ai bisogni dei figli con la fiducia che essi, a loro volta, impareranno a rispettare i bisogni dei genitori.
Maestra Francesca.
Con questo primo invito di lettura le insegnanti, i bambini ed i genitori della biblioteca ricordano l'invito di domenica 25 maggio a partire dalle ore 14 presso l'oratorio di Morimondo per presentare l'ultima fase del progetto Unicef Scuola Amica.
“I figli sono d’ogni uomo l’anima. Chi ciò non ha appreso, soffre bensì di meno, ma il suo benessere è mancata felicità” P. Handke, Storia con Bambino. Ci sono Paesi per i quali i diritti dei minori non esistono. Ci sono poi Paesi come il nostro in cui i diritti dei bambini rappresentano una realtà concreta, anche se l’infanzia ha bisogno di essere difesa per far sì che sia libertà, spensieratezza, esagerazione, tempo trascorso con gli amici in totale libertà. Un’infanzia felice è il dono più prezioso che si possa ricevere per la vita. E’ una memoria che non ha prezzo e per questo degna di essere oggetto di particolare attenzione. Il 2 ottobre 2000 la Commissione Europea ha presentato il documento sui diritti fondamentali del Cittadino dell’Unione che poi sarebbe stato approvato definitivamente a Nizza. Si è trattata di una decisione importante per creare dopo l’Europa monetaria anche l’Europa politica. In particolare è rilevante l’art. 24 nel quale viene ribadito che: “ I Bambini hanno diritto alla protezione e alle cure necessarie per il loro benessere. Essi possono esprimere la propria opinione, che viene presa in considerazione, sulle questioni che li riguardano, in funzione della loro età e della loro maturità. In tutti gli atti relativi “ l’interesse del bambino deve essere considerato preminente”. Ma come è possibile capire quali sono gli interessi dei propri figli tanto da saperli mettere al primo posto con senso di responsabilità e maturità? Il neuropsichiatria Giovanni Bollea sostiene che un bravo professionista deve saper capire i ragazzi limitandosi a guardarli negli occhi e in un secondo momento deve insegnarlo anche ai genitori. Nel suo libro “Genitori grandi maestri di felicità” ha dato dei consigli preziosi su come leggere i pensieri dei propri figli. Un bambino di 11/12 mesi di fronte ad ogni piccola novità ha occhi sorpresi da osservatore attento perché scopre lentamente di non essere più solo. Dai quattro ai sei anni è possibile scoprire nello sguardo un’intelligenza in evoluzione: infatti è il momento in cui il bambino impara a fare i primi ragionamenti anche complessi. A sette anni lo sguardo si fa mobile e acuto, comunica le emozioni e comincia a fissare. Tra i sette e i nove anni può anche comunicare la sensazione di ansia perché ormai è chiaro il concetto di morte e teme che qualcosa possa succedere ai suoi cari. Verso gli undici anni lo sguardo si fa meno trasparente e risulta più pensoso e triste: è questa la fase più delicata della crescita. Anche se per i genitori è difficile capire il figlio adolescente c’è però un’espressione che occorre tener presente: lo sguardo stanco, come distaccato dalla realtà, perché anche in questo modo il ragazzo può chiedere aiuto.
Ma anche il dialogo può essere uno strumento efficace. Una comunicazione semplice, flessibile e lontana da inutili imposizioni può essere un’occasione importante per diventare persone autentiche a tutte le età. Sguardi e parole assumono un ruolo importante se accompagnate però anche dall’ascolto attivo mediante il quale i genitori possono interpretare i bisogni dei propri figli per riportare l’equilibrio necessario ad una crescita armonica. E’ importante che gli adulti prestino attenzione ai bisogni dei figli con la fiducia che essi, a loro volta, impareranno a rispettare i bisogni dei genitori.
Maestra Francesca.
Con questo primo invito di lettura le insegnanti, i bambini ed i genitori della biblioteca ricordano l'invito di domenica 25 maggio a partire dalle ore 14 presso l'oratorio di Morimondo per presentare l'ultima fase del progetto Unicef Scuola Amica.
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