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venerdì 7 novembre 2014

Associazione italiana dislessia



L'associazione italiana dislessia presenta molte informazioni interessanti all'indirizzo
aiditalia.org
In rete si trova un prezioso documento " Guida alla dislessia per genitori" che si può scaricare gratuitamente nel quale:
* viene spiegato  il contenuto della legge 170/2010 " Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico;
* vengono presentate le linee guida del Decreto attuativo n. 5669 che contiene i DIRITTI DEL BAMBINO DISLESSICO;
* si chiariscono quali percorsi di apprendimento possono essere messi in atto;
* vengono illustrati gli GLI STRUMENTI COMPENSATIVI;
* si esplicitano suggerimenti sul PERCORSO RIABILITATIVO;
* viene affrontato il tema del rapporto tra genitori ed alunni dislessici.


In esso la dislessia viene definita come NEURODIVERSITÀ  e quindi con componente ereditaria e genetica.

In dettaglio a pag. 20 c'è una tabella sui disturbi specifici fino a 12 anni e a pag 21 oltre i 12 anni che inquadrano attentamente le manifestazioni specifiche.

A pag. 36 vi sono utilissimi consigli con particolare riferimento all 'importanza di leggere ad alta voce al proprio figlio per sollevarlo dalla fatica esagerata di utilizzare la TECNICA A SVANTAGGIO DELLA COMPRENSIONE del resto uno dei problemi cardine alla secondaria di primo grado quando si devono affrontare interi capitoli.
A pag. 48-49 viene spiegato il metodo PAIRED READING COME TECNICA DEL LEGGERE INSIEME PER INCORAGGIARE LA LETTURA FINALIZZATA AL PIACERE E LA SIGNIFICATO.

A pag 45-46 si può trovare il panorama degli interventi riabilitativi più efficaci per potenziare le ABILITÀ METAFONOLOGICHE.

A pag 53 sarà possibile trovare la spiegazione del PDP che la scuola deve escuolaprche secondo quanto previsto dalla Legge 170/2010.

Interessante é il patto di corresponsabilità tra scuola e famiglia e la guida relativa ai tempi e alle modalità per assegnare i compiti a casa e da pag 62 la presentazione dettagliata degli STRUMENTI COMPENSATIVI.

Ci sono poi le LINEE GUIDA PER IL DIRITTO ALLO STUDIO DEGLI ALUNNI E DEGLI STUDENTI CON DISTURBI SPECIFICI DI APPRENDIMENTO DEL 2011 CON LA PRESENTAZIONE DELLE MISURE DISPENSATIVE A PAG 72.

I consigli costituiscono una base di partenza per capire l'importanza del PDP in modo da rilanciare il patto educativo tra scuola e famiglia nella prospettiva della costruzione consapevole del PROGETTO DI VITA. Tutto ciò per affrontare con totale serenità il momento più difficile subito dopo la diagnosi.


venerdì 17 ottobre 2014

Piccoli costruttori di pace crescono

Piccoli costruttori di pace crescono.

Vivere la Pace è un impegno familiare che si costruisce con il dialogo quotidiano, per affrontare di volta in volta le sfide di ogni giorno. Certo i problemi che una famiglia deve affrontare sono diversi, specie quando i figli crescono e non sempre è facile instaurare un dialogo sereno. Ciò per il fatto che ognuno si pone in una situazione di difesa che lascia spazio solo ai propri punti di vista.
Ma la pace è fatta non solo di parole di circostanza perché è vivere pensando a chi si vuole bene, quindi è soprattutto costituita da spazi di vita nei quali recuperare quello che la frenesia di ogni giorno ci porta via, derubandoci di quanto ci appartiene come adulti.
Per questo il cammino verso una pace sostenibile è meno faticoso se giorno dopo giorno ci si abitua a vedere non solo ciò che divide, ma a cogliere quanto può unire, perché solo questo costituisce una fonte inesauribile di energie.
In famiglia è bello vivere la pace dei piccoli gesti quotidiani, dei momenti nei quali ci si aiuta e si collabora per creare un vero luogo di accoglienza.
Nella relazione fra genitori e figli non è tanto importante ciò che i genitori pensano e sanno ma piuttosto valgono quegli atteggiamenti che creano un clima favorevole alla comunicazione.
E’ naturale che questo richieda tempo, disponibilità emotiva ed uno sforzo costante a mettersi nei panni degli fino ad assumere il loro punto di vista.
All’adulto dunque spetta il compito di comprendere le modalità con cui i propri figli esprimono sé stessi.
E’ importante per una pace sostenibile aiutare i propri figli a trovare adeguate modalità per esprimere i propri bisogni, molti dei quali sono uguali a quelli dell’adulto, mentre altri emergono nel corso della crescita come: essere amati, autonomi e percepiti come membri attivi e vitali della propria famiglia.
E’ certamente irrinunciabile riconoscere il valore unico dell’esempio dei genitori in modo da porre i propri figli di fronte a ciò che è moralmente eccellente, già a partire dal quotidiano.

Interessante è a questo proposito il decalogo che la famosa pedagogista e psichiatra Susan Isaacs suggerisce alle mamme:
-Non dire semplicemente “non devi fare questo” se puoi aggiungere “ma fai  quest altro”;
-non chiamarli “capricci” quando si tratta soltanto di cose che disturbano;
-non interrompere qualsiasi cosa faccia il bambino senza dargli il preavviso;
-non “portare” a passeggio il bambino ma vai a passeggio “con” lui ;
-non esitare a fare delle eccezioni alle regole;
-non prendere in giro il bambino e non fare dei sarcasmi: ridi con “lui” e non “di” lui;
-non fare mostra del bambino agli altri e non farne un giocattolo;
-non credere che il bambino capisca ciò che gli dici solo per il fatto che tu lo capisci;
-mantieni le tue promesse e no farle quando sai di non poterle mantenere;
-non mentire e non sfuggire alle domande.

Non bisogna dimenticare che parlare della pace vuol dire innanzitutto considerarla  un valore fondamentale della vita dell'uomo .
Se non si trovano le parole non c'è nessun problema .
É sufficiente  fare da modelli di un comportamento
pacifico.
Una casa pacifica non è una casa senza bisticci o senza sgridate . In una casa pacifica vi sono conflitti, contrasti , difficoltà, momenti di incomprensione, ma tutto viene risolto pacificamente.
Il muso duro, il mutismo , il non dialogo sono la massima espressione di aggressività che possiamo insegnare ai nostri figli.

Cominciare dai bambini.
Se si vuol raggiungere
la vera pace a questo
mondo e se si vuol
condurre una vera
guerra contro la guerra,
bisogna cominciare dai
Bambini.
Se essi crescendo
conserveranno la loro
naturale innocenza,
alla fine ogni lembo
del mondo sarà
ricoperto da quella pace
Di cui, consciamente
O no, il mondo intero
Ha fame.
(M. K. Gandhi).




mercoledì 11 giugno 2014

STELLA CADENTE.

Alcuni desideri si adempiranno
altri saranno respinti. Ma io
sarò passata splendendo
per un attimo. Anche se nessuno
mi avesse guardata
risulterebbe ugualmente giustificato -
per quel lucente attimo -
il mio esistere.

Margherita Guidacci.

Questa é la poesia della giornata della Scuola Amica che si è svolta a Morimondo il 25 maggio.
Il sogno di una scuola che ha incontrato nuovi amici.
Maestra Francesca.

Conversazioni con i genitori.
Educare al progetto di sé i propri figli
Bonetti Francesca









Introduzione
La rivoluzione dei piccoli passi.
Conversazioni con i propri figli. Crescere insieme.
Introduzione.
Nell’epoca della globalizzazione la dimensione valoriale nei rapporti tra i genitori e i figli costituisce un’occasione irrinunciabile per promuovere la comunicazione autentica , che sostiene la libertà di crescere nel rispetto della propria  personalità. I ragazzi hanno bisogno di essere guidati alla scoperta di sé stessi a partire dalla propria  realtà familiare e sociale senza però lasciare cadere in secondo piano quei principi universali  che sostengono lo sviluppo armonico. Solo così può essere recuperato il profondo valore dell’educazione dei propri figli nel rispetto dell’unicità e del valore dell’altro. Del resto l’assenza di valori limiterebbe l’esperienza sia dei figli che dei genitori alla concretezza del presente , precludendo così la possibilità di scoprire una dimensione più profonda. I giovani del futuro hanno il diritto di avere accanto a sé adulti disposti ad aiutarli a costruire un progetto di vita che li realizzi pienamente. La famiglia in prima persona può comprendere i bisogni e le reciproche differenze dei suoi componenti  grazie al riconoscimento della diversità come valore fondamentale.  Del resto il bisogno di dialogare in maniera efficace per trovare delle risposte coerenti  ai problemi quotidiani è grande. Questa esigenza si radica innanzitutto nella cultura familiare vissuta, che dimostra tutta la sua ricchezza attraverso la comprensione per gli altri e la fiducia, la condivisione di responsabilità, lo stile comunicativo aperto e i comportamenti guidati da profondi valori. I genitori possono aiutare i propri figli a scoprire il profondo valore dei legami che si intrecciano  nella comunità d’appartenenza proprio a partire da un ambiente familiare sereno e disponibile al confronto e al dialogo. Perché come sostiene Levinas la relazione ed il rispetto degli altri, attraverso il riconoscimento del valore dei vari orizzonti di significato, vincono ogni forma di vuoto narcisismo. Solo in questo modo la famiglia può diventare reale risorsa per la comunità. Nuova dignità quindi deve essere riconosciuta ai diritti relazionali attraverso la promozione di alcuni atteggiamenti educativi quali naturali punti di partenza: disponibilità, contenimento, continuità, gratuità degli affetti, presenza non intrusiva degli adulti nei confronti dei figli, coerenza, flessibilità, tempo, ascolto e rispetto.   Per definire la relazione fra genitori e figli possiamo riprendere un’affermazione cara a Francoise Doltò , la più nota ed amata psicoanalista francese, educare significa compiere  una " rivoluzione dei piccoli passi " per richiamare l’attenzione ancora una volta sulla necessità di costruire con pazienza la relazione educativa .Ci insegna la Doltò che i figli sono diversi dagli adulti perché creature in divenire che, per crescere, devono affrontare prove difficili e rischiose e in condizioni normali sono perfettamente attrezzati per farlo. Tuttavia è necessario dar loro fiducia non soffocandoli con attenzioni superflue, interventi inutili e moralismi colpevolizzanti perché la vita stessa è una grande educatrice. Quindi è bene dare il giusto valore alle esperienze più importanti, quelle che mettono in crisi gli equilibri precedenti,ma che permettono di andare avanti , di procedere verso l’autonomia  senza dimenticare che occorre sostenerli con fermezza, disponibilità e generosità.Del resto i figli dipendono dai genitori proprio come un frutto, suggerisce lo psicoterapeuta Sergio Astori dell’Università Cattolica di Milano, cioè qualcosa che pende da un ramo familiare ed è chiamato diventare seme per un’altra pianta. Essendo frutti destinati a cadere hanno bisogno sia di rami vigorosi e fieri che sappiano proteggerli finché non è pronto il volo, sia di rami generosi e disciplinati che diano frutti al loro tempo e non allunghino ombre su altri rami. Ai figli occorre voler bene perché loro sentono l’intensità del legame d’amore e bisogna capirli per farsi rispettare. Solo allora sono disponibili a seguire le orme degli adulti. Il potere che deriva all’adulto dalla dipendenza del bambino non lo impegna ad evitargli ogni difficoltà ed ogni pericolo a costo di sostituirlo. Il genitore non è tenuto a garantirgli solo la felicità, sostiene ancora la Doltò , ma la crescita. E’ vero che il bambino piccolo reclama una dedizione totale, ma progressivamente deve imparare a cavarsela da solo, a trarsi d’impiccio con le sue forze. Per ridimensionare le pretese di un’educazione invadente basta spesso un pizzico d’ironia e un grande senso del destino: “E’ la vita” , si può dire a un bambino che affronta una sofferenza ingiusta ma inevitabile, avendo poi cura di ricostruire con lui tutte le possibilità di soluzione: ce ne sono sempre. L’espressione “E’ per il tuo bene” può risultare immobilizzante se non viene accompagnata da una costante ridefinizione su che cosa sia veramente il bene per i propri figli. Dunque entra i campo quella pacifica rivoluzione che propone un nuovo modo di vivere il rapporto fra adulti e bambini prima nella famiglia e poi nella scuola e nella società.
Questa é l'introduzione del libro che racconterà la nostra esperienza educativa. Anche le vacanze servono per fermarsi e riflettere. Buona lettura. Naturalmente sono graditi i commenti.

venerdì 23 maggio 2014

Il testo della Convezione dei diritti dei bambini

CONVENZIONE ONU SUI DIRITTI DELL’INFANZIA E DELL’ADOLESCENZA
Art.1 Tutte le persone di età inferiore ai diciotto anni godono dei seguenti diritti.
Art.2 Hai diritto a essere protetto/a con- tro ogni discriminazione.
Questo significa che nessuno può trattarti diversamente dagli altri per il colore della pelle, nazionalità, sesso, religione, lingua o perché sei disabile, ricco/a o povero/a.
Art.3 Il tuo superiore interesse deve guidare gli adulti nelle decisioni che ti riguardano.
Art.4 Hai diritto a vedere realizzati i tuoi diritti da parte delle Istituzioni pubbliche (Parlamento, Governo, Scuola ecc).
Art.5 Hai diritto a essere aiutato/a e consigliato/a dai tuoi genitori e dalla tua famiglia.
Art.6 Hai diritto alla vita.
Art.7 Hai diritto ad avere un nome e una nazionalità.
Art.8 Hai diritto ad avere una tua identità.
Art.9 Hai diritto a vivere con i tuoi genitori, a meno che questo non risulti dannoso per la tua crescita.
Art.10 Se vivi in un Paese diverso da quello dei tuoi genitori, hai diritto al ri- congiungimento con loro e a vivere nello stesso luogo.
Art.11 Hai diritto a essere protetto/a per evitare che tu venga allontanato/a dalla tua famiglia e trasferito/a illegalmente all’estero.
Art.12 Hai diritto a esprimere la tua opin- ione su tutte le questioni che ti riguardano. La tua opinione deve essere ascoltata e presa in seria considerazione.
Art.13 Hai diritto ad essere informato/a e ad esprimerti liberamente nel modo che ti è più congeniale (verbalmente, per iscritto ecc), sempre nel rispetto dei diritti degli altri.
Art.14 Hai diritto ad avere le tue idee e a professare la religione che preferisci sotto la guida dei tuoi genitori.
Art.15 Hai diritto a riunirti con i tuoi ami- ci, a partecipare o a fondare associazioni, sempre nel rispetto dei diritti degli altri.
Art.16 Hai diritto ad avere una tua vita privata, anche all’interno della tua famiglia, compreso il diritto ad avere una tua cor- rispondenza privata.
Art.17 Hai diritto a ricevere informazioni provenienti da tutto il mondo, attraverso i media (radio, giornali, televisione) e ad es- sere protetto/a da materiali e informazioni dannosi.
Art.18 Hai diritto ad essere cresciuto/a ed educato/a dai tuoi genitori, nel rispetto del tuo superiore interesse.
Art.19 Hai diritto ad essere protetto/a da ogni forma di maltrattamento, abuso o sfruttamento da parte di chiunque.
Art.20 Hai diritto ad avere protezione e assistenza speciali se non puoi vivere con i tuoi genitori.
Art.21 La decisione di una tua adozione deve essere presa nel tuo superiore inter- esse.
Art.22 Hai diritto a protezione speciale e assistenza nel caso in cui tu sia un rifugia- to/a (ad esempio se provieni da un Paese in guerra).
Art.23 Se sei disabile, mentalmente o fisi- camente, hai diritto ad avere un’assistenza speciale, al fine di renderti autonomo/a e di partecipare pienamente alla vita sociale.
Art.24 Hai diritto alla salute, all’assistenza medica e a ricevere tutte le informazioni necessarie per garantire tale diritto.
Art.25 Hai diritto ad un controllo regolare delle terapie e delle condizioni in cui vivi, qualora tu venga affidato/a a centri di cura o assistenza.
Art.26 Hai diritto ad un sostegno speciale da parte dello Stato se sei in condizioni economiche o sociali disagiate.
Art.27 Hai diritto ad un livello di vita ade- guato. Ciò significa che i tuoi genitori, o
in mancanza lo Stato, dovranno garantirti cibo, vestiti e una casa in cui vivere.
Art.28 Hai diritto ad avere un’istruzione/ educazione.
Art.29 Hai diritto a una educazione che sviluppi la tua personalità, le tue capacità e il rispetto dei diritti, dei valori, delle culture degli altri popoli e dell’ambiente.
Art.30 Se appartieni a una minoranza etnica, religiosa o linguistica, hai diritto a mantenere la tua cultura, praticare la tua religione e parlare la tua lingua.
Art.31 Hai diritto, al riposo, al tempo libero, a giocare e a partecipare ad attività culturali (ad esempio la musica, il teatro e lo sport).
Art.32 Hai diritto a non svolgere lavori pesanti e pericolosi per la tua salute o che ti impediscono di andare a scuola.
Art.33 Hai diritto a essere protetto/a dall’uso e dal traffico di droghe.
Art.34 Hai diritto a essere protetto/a da ogni tipo di sfruttamento e abuso sessuale.
Art.35 Hai diritto ad essere protetto/a per impedire che tu sia rapito/a o venduto/a.
Art.36 Hai diritto a essere protetto/a da ogni forma di sfruttamento.
Art.37 Hai diritto a non subire torture o punizioni crudeli. Se hai commesso un rea- to non puoi essere condannato alla pena di morte o alla detenzione a vita.
Art.38 Hai diritto a essere protetto/a in caso di guerra e, nel caso in cui tu abbia meno di quindici anni, non puoi e non devi essere arruolato/a nell’esercito.
Art.39 Hai diritto a cure appropriate e al reinserimento nella società nel caso in cui tu sia stato/a vittima di abbandono, guerra, tortura, o di qualunque forma di sfruttamento o maltrattamento.
Art.40 Hai diritto a essere adeguatamente difeso/a nel caso in cui tu sia accusato/a o abbia commesso un reato.
Art.41 Hai diritto a usufruire delle leggi nazionali ed internazionali che ti garan- tiscano maggiore protezione rispetto alle norme di questa Convenzione.
Art.42 Hai diritto ad essere informato/a sui diritti previsti da questa Convenzione. Gli Stati devono far conoscere la Con- venzione a tutti gli adulti, i bambini, le bambine, i ragazzi e le ragazze.

giovedì 22 maggio 2014

Uno sguardo sul mondo degli adolescenti.

(approfondimento per ragazzi e genitori)          WWW.diregiovani.it


Specie negli ultimi anni la relazione tra giovani ed adulti ha conosciuto serie difficoltà che si sono chiaramente manifestate sia nella famiglia che nel mondo della scuola. Se fino a circa dieci anni fa la difficoltà relazionale si avvertiva specie nei licei, adesso è presente anche nella scuola secondaria di primo grado e nella primaria. I fattori che hanno determinato questa situazione sono da ricondurre da un lato al senso di inadeguatezza e disagio dimostrato dai giovani e dall’altro alla scarsa capacità degli adulti di comprenderli nella loro problematicità.  Tuttavia in primo luogo bisogna riconoscere l’incapacità degli adulti a rispondere in maniera efficace alle richieste dei giovani: la famiglia troppe volte si disperde nelle emergenze del quotidiano e la scuola si trova a dover fronteggiare un eccessivo carico di lavoro. Inoltre il mondo dei mass media trasmette modelli di comportamento sociale fondamentalmente basati sull’apparenza così da rinforzare i sentimenti di onnipotenza che a questa età sono molto forti. Proprio dalla necessità di rispondere in maniera efficace a tutte le loro domande e alle richieste di aiuto è stato creato uno spazio con un linguaggio in grado di raggiungere i giovani. In collaborazione con l’agenzia di stampa quotidiana è nato www.diregiovani.it un portale di informazione per giovani dai 14 ai 25 anni che si occupa di tutta l’informazione, dalla musica alla politica, dallo sport all’attualità. All’interno di questo portale vi sono campagne d’informazione su diverse tematiche: la prima è stata I like me! La mia immagine? MI piace! che affronta il tema dell’immagine corporea (obesità, gli stili di vita ecc…) in collaborazione con gli assessorati del comune di Roma per le politiche giovanili e l’assessorato per la famiglia e l’adolescenza.
Tra le finalità del progetto vi è quella di dare l’opportunità ai giovani di manifestare il proprio disagio  e trovare accoglienza  da parte degli adulti grazie ala presenza di esperti. Tra questi ultimi vi sono i membri della S.I.M.A Società italiana di medicina dell’adolescenza cosicché i ragazzi hanno la possibilità di confrontarsi con gli esperti che, garantendo l’anonimato, sono disponibili on line per risolvere dubbi e perplessità.
Ai giovani sarà garantita anche la possibilità di scambiare informazioni anche con i coetanei attraverso la videopartecipazione infatti sul portale i navigatori potranno creare un loro spazio con la consulenza di esperti e postare gli elaborati audio-video scritti in modo tale che loro stessi, formati come informatori giornalisti siano protagonisti dell’informazione.
Maestra Francesca.

Elogio della solitudine

Elogio della solitudine.

“Ho fretta, ho fretta, ho un appuntamento, un app…”, riesce a stento a dire Bianconiglio prima di scomparire alla vista della stupefatta Alice ed eclissarsi nel Paese delle Meraviglie. Alice lo rivedrà, lo riprenderà e lo ritroverà sempre intento a correre chissà dove, verso quali appuntamenti, verso chissà quali mete. Una metafora questa adatta a descrivere la civiltà moderna che ha trasformato la solitudine in uno dei beni più preziosi. Scrive Corinne Zaugg nel suo libro “Questione di cuore” della Effatà Editrice che in fondo: “nei confronti della vita ci sentiamo tutti creditori: tutti abbiamo da chiederle infinite cose. E dalla mattina alla sera non facciamo altro che percorrerla come un’autostrada a mille all’ora, macinando chilometri: anni su anni. Mai troviamo un luogo abbastanza bello, panoramico, tranquillo per fermarci…E si perde di vista che la vita né bella né brutta, né esagerata e né spericolata deve essere vissuta con calma perché semplicemente vita”.
Una volta la vita si svolgeva tutta in una stanza, intorno ad un letto. Lì si nasceva, si andavano a conoscere i nuovi fratelli a mano a mano che venivano alla luce. Lì ci si raccoglieva intorno al nonno per ricevere l’ultima sua benedizione. Oggi si vive col mondo in casa perché le notizie entrano in un flusso continuo, lo sguardo spazia lontano, ma il vissuto reale risulta essere infinitamente più piccolo e soprattutto difficile da assaporare. Manca in definitiva il piacere di godere in silenzio e nel proprio piccolo di tutto quanto si possiede, perché presi dalla fretta di consumarlo per cercare altro. Dunque è bene insegnare ai ragazzi  a perdere un po’ di tempo , a riscoprire il lusso di  poter vivere la propria giornata senza avere la necessità di correre.  E’ bene condividere con i propri figli il bisogno di solitudine perché come sosteneva il filosofo Schopenhauer i giovani hanno bisogno di essere aiutati a sopportare la solitudine e ad amarla come fonte di felicità dell’anima. Quando quei momenti daranno loro gioia e serenità sapranno affrontare meglio le ansie quotidiane. Da piccoli è scoprire il lusso di poter giocare in totale libertà, da grandi il “perdere tempo” può essere un riposo salutare che è diseducativo solo se diventa un’abitudine troppo distaccata e lontana dai doveri quotidiani.  Perché i bambini hanno bisogno di avere il tempo necessario per coltivare i propri interessi a modo loro, senza interferenze da parte degli adulti. Con gli anni lo star soli sarà semplicemente il non far niente, gironzolare nella propria camera in silenzio spostando qualcosa, aprendo un libro, sentendo un cd, senza un’intenzione o un programma precisi o meglio senza dover rendere conto a nessuno. Ma il desiderio di star soli a perdere tempo è ben diverso dall’inerzia e dalla malinconia, si tratta comunque di una scelta che coinvolge tutta la famiglia a partire proprio dal darsi altri ritmi ed altre abitudini per scoprire che c’è tempo per tutto, anche per accendere nuovi entusiasmi. E’ un mondo questo tutto da scoprire, dove niente è come sembra e può assumere forme e dimensioni diverse grazie alla fantasia, fino ad aprirsi sull’infinito come il vecchio gioco delle scatole cinesi. Sicuramente si tratta di un’esperienza formativa quando si sceglie di abituare i propri figli a stare con i propri pensieri , nel loro spazio vitale, senza bisogno di riempirlo continuamente con appuntamenti minuziosamente pianificati.
 

Maestra Francesca.

La rivoluzione dei piccoli passi.

LA RIVOLUZIONE DEI PICCOLI PASSI.

Partiamo da un’affermazione cara a Francoise Doltò , la più nota ed amata psicoanalista francese, la rivoluzione dei piccoli passi per richiamare l’attenzione ancora una volta sulla necessità di costruire con pazienza la relazione educativa tra genitori e figli.Ci insegna la Doltò che i figli sono diversi dagli adulti perché creature in divenire che, per crescere, devono affrontare prove difficili e rischiose e in condizioni normali sono perfettamente attrezzati per farlo. Tuttavia è necessario dar loro fiducia non soffocandoli con attenzioni superflue, interventi inutili e moralismi colpevolizzanti perché la vita stessa è una grande educatrice. Quindi è bene dare il giusto valore alle esperienze più importanti, quelle che mettono in crisi gli equilibri precedenti,ma che permettono di andare avanti , di procedere verso l’autonomia  senza dimenticare che occorre sostenerli con fermezza, disponibilità e generosità.Del resto i figli dipendono dai genitori proprio come un frutto, suggerisce lo psicoterapeuta Sergio Astori dell’Università Cattolica di Milano, cioè qualcosa che pende da un ramo familiare ed è chiamato diventare seme per un’altra pianta. Essendo frutti destinati a cadere hanno bisogno sia di rami vigorosi e fieri che sappiano proteggerli finché non è pronto il volo, sia di rami generosi e disciplinati che diano frutti al loro tempo e non allunghino ombre su altri rami. Ai figli occorre voler bene perché loro sentono l’intensità del legame d’amore e bisogna capirli per farsi rispettare. Solo allora sono disponibili a seguire le orme degli adulti. Il potere che deriva all’adulto dalla dipendenza del bambino non lo impegna ad evitargli ogni difficoltà ed ogni pericolo a costo di sostituirlo. Il genitore non è tenuto a garantirgli solo la felicità, sostiene ancora la Doltò , ma la crescita. E’ vero che il bambino piccolo reclama una dedizione totale, ma progressivamente deve imparare a cavarsela da solo, a trarsi d’impiccio con le sue forze. Per ridimensionare le pretese di un’educazione invadente basta spesso un pizzico d’ironia e un grande senso del destino: “E’ la vita” , si può dire a un bambino che affronta una sofferenza ingiusta ma inevitabile, avendo poi cura di ricostruire con lui tutte le possibilità di soluzione: ce ne sono sempre. L’espressione “E’ per il tuo bene” può risultare immobilizzante se non viene accompagnata da una costante ridefinizione su che cosa sia veramente il bene per i propri figli. Dunque entra i campo quella pacifica rivoluzione che propone un nuovo modo di vivere il rapporto fra adulti e bambini prima nella famiglia e poi nella scuola e nella società. Maestra Francesca.

lunedì 19 maggio 2014

Vivere una pace sostenibile

Vivere una pace sostenibile.
Vivere la Pace è un impegno familiare che si costruisce con il dialogo quotidiano, per affrontare di volta in volta le sfide di ogni giorno. Certo i problemi che una famiglia deve affrontare sono diversi, specie quando i figli crescono e non sempre è facile instaurare un dialogo sereno. Ciò per il fatto che ognuno si pone in una situazione di difesa che lascia spazio solo ai propri punti di vista.
Ma la pace è fatta non solo di parole di circostanza perché è vivere pensando a chi si vuole bene, quindi è soprattutto costituita da spazi di vita nei quali recuperare quello che la frenesia di ogni giorno ci porta via, derubandoci di quanto ci appartiene come adulti.
Per questo il cammino verso una pace sostenibile è meno faticoso se giorno dopo giorno ci si abitua a vedere non solo ciò che divide, ma a cogliere quanto può unire, perché solo questo costituisce una fonte inesauribile di energie.
In famiglia è bello vivere la pace dei piccoli gesti quotidiani, dei momenti nei quali ci si aiuta e si collabora per creare un vero luogo di accoglienza.
Nella relazione fra genitori e figli non è tanto importante ciò che i genitori pensano e sanno ma piuttosto valgono quegli atteggiamenti che creano un clima favorevole alla comunicazione.
E’ naturale che questo richieda tempo, disponibilità emotiva ed uno sforzo costante a mettersi nei panni degli fino ad assumere il loro punto di vista.
All’adulto dunque spetta il compito di comprendere le modalità con cui i propri figli esprimono sé stessi  perché anche se sembrano  provocatori ed oppositivi cercano con i mezzi che hanno a disposizione di comunicare qualcosa, forse il proprio disagio.
E’ importante per una pace sostenibile aiutare i propri figli a trovare adeguate modalità per esprimere i propri bisogni, molti dei quali sono uguali a quelli dell’adulto, mentre altri emergono nel corso della crescita come: essere amati, autonomi e percepiti come membri attivi e vitali della propria famiglia.
E’ certamente irrinunciabile riconoscere il valore unico dell’esempio dei genitori in modo da porre i propri figli di fronte a ciò che è moralmente eccellente, già a partire dal quotidiano.
Interessante è a questo proposito il decalogo che la famosa pedagogista e psichiatra Susan Isaacs suggerisce alle mamme:
Non dire semplicemente “non devi fare questo” se puoi aggiungere “ma fai  quest’ altro”;non chiamarli “capricci” quando si tratta soltanto di cose che disturbano;non interrompere qualsiasi cosa faccia il bambino senza dargli il preavviso;non “portare” a passeggio il bambino ma vai a passeggio “con” lui ;non esitare a fare delle eccezioni alle regole;non prendere in giro il bambino e non fare dei sarcasmi: ridi con “lui” e non “di” lui;
non fare mostra del bambino agli altri e non farne un giocattolo;non credere che il bambino capisca ciò che gli dici solo per il fatto che tu lo capisci;mantieni le tue promesse e no farle quando sai di non poterle mantenere;non mentire e non sfuggire alle domande.
Maestra Francesca

I diritti di un figlio.

I diritti di un figlio.

“I figli sono d’ogni uomo l’anima. Chi ciò non ha appreso, soffre bensì di meno,  ma il suo benessere è mancata felicità” P. Handke, Storia con Bambino. Ci sono Paesi per i quali i diritti dei minori non esistono. Ci sono poi Paesi come il nostro in cui i diritti dei bambini rappresentano una realtà concreta, anche se l’infanzia ha bisogno di essere difesa per far sì che sia libertà, spensieratezza, esagerazione, tempo trascorso con gli amici in totale libertà. Un’infanzia felice è il dono più prezioso che si possa ricevere per la vita. E’ una memoria che non ha prezzo e per questo degna di essere oggetto di particolare attenzione. Il 2 ottobre 2000 la Commissione Europea ha presentato il documento sui diritti fondamentali del Cittadino dell’Unione che poi sarebbe stato approvato definitivamente a Nizza. Si è trattata di una decisione importante per creare dopo l’Europa monetaria anche l’Europa politica. In particolare è rilevante l’art. 24 nel quale viene ribadito che: “ I   Bambini hanno diritto alla protezione e alle cure necessarie per il loro benessere. Essi possono esprimere la propria opinione, che viene presa in considerazione, sulle questioni che li riguardano, in funzione della loro età e della loro maturità. In tutti gli atti relativi “ l’interesse del bambino deve essere considerato preminente”. Ma come è possibile capire quali sono gli interessi dei propri figli tanto da saperli mettere al primo posto con senso di responsabilità e maturità? Il neuropsichiatria Giovanni Bollea sostiene che un bravo professionista deve saper capire i ragazzi limitandosi a guardarli negli occhi e in un secondo momento deve insegnarlo anche ai genitori. Nel suo libro “Genitori grandi maestri di felicità” ha dato dei consigli preziosi su come leggere i pensieri  dei propri figli. Un bambino di 11/12 mesi di fronte ad ogni piccola novità ha occhi sorpresi da osservatore attento perché scopre lentamente di non essere più solo. Dai quattro ai sei anni è possibile scoprire nello sguardo un’intelligenza in evoluzione: infatti è il momento in cui il bambino impara a fare i primi ragionamenti anche complessi. A sette anni lo sguardo si fa mobile e acuto, comunica le emozioni e comincia a fissare. Tra i sette e i nove anni può anche comunicare la sensazione di ansia perché ormai è chiaro il concetto di morte e teme che qualcosa possa succedere ai suoi cari. Verso gli undici anni lo sguardo si fa meno trasparente e risulta più pensoso e triste: è questa la fase più delicata della crescita.  Anche se per i genitori è difficile capire il figlio adolescente c’è però un’espressione che occorre tener presente: lo sguardo stanco, come distaccato dalla realtà, perché anche in questo modo il ragazzo può chiedere aiuto.
Ma anche il dialogo può essere uno strumento efficace. Una comunicazione semplice, flessibile e lontana da inutili imposizioni può essere un’occasione importante per diventare persone autentiche a tutte le età.  Sguardi e parole assumono un ruolo importante se accompagnate però anche dall’ascolto attivo mediante il quale i genitori possono interpretare i bisogni dei propri figli per riportare l’equilibrio necessario ad una crescita armonica. E’ importante che gli adulti prestino attenzione ai bisogni dei figli con la fiducia che essi, a loro volta, impareranno a rispettare i bisogni dei genitori.
Maestra Francesca.
Con questo primo invito di lettura le insegnanti, i bambini ed i genitori della biblioteca ricordano l'invito di domenica 25 maggio a partire dalle ore 14 presso l'oratorio di Morimondo per presentare l'ultima fase del progetto Unicef Scuola Amica.

venerdì 11 aprile 2014

Il dialogo in famiglia

Saper ascoltare e comunicare. I genitori possono creare le migliori condizioni per sperimentare il valore stesso della felicità come impegno da costruire giorno dopo giorno lontano dai falsi miti proposti dalla cultura di massa. Ma una vera condivisione, rispettosa dei vissuti personali implica innanzitutto la capacità di ASCOLTARE. Ciò necessita di profonda calma per percepire non solo le parole che troppo spesso nascondono i significati più veri, ma anche il linguaggio del CORPO e soprattutto del SILENZIO. L'ascolto diventa un valore quando consente di entrare in contatto con i SENTIMENTI più profondi, le emozioni pù difficili da esprimere e le paure inconfessabili. Poichè non sempre i figli sono disponibili a comunicare con chiarezza i propri sentimenti occorre aiutarli assicurando loro lo SPAZIO ed il TEMPO necessari affinchè ciò possa avvenire. Ma soprattutto bisogna combattere la perenne mancanza di tempo dovuta alle tante difficoltá della vita quotidiana ed anche la paura legata ai problemi. Saper ascoltare presuppone anche saper COMUNICARE in modo AUTENTICO. La comunicazione come l'ascolto risulta essere molto complessa quando tiene conto delle INCLINAZIONI PERSONALI perché implica non solo attenzione al LINGUAGGIO VERBALE ma anche a quello GESTUALE. Il secondo è sicuramente più immediato ed esprime meglio le emozioni perchè meno sottoposto al controllo della volontá. Ma nella comunicazione in generale è fondamentale che non ci sia contraddizione tra i due linguaggi altrimenti rischia di risultare confusa. Anche in questo caso è necessario che ci sia da parte dell'adulto chiarezza e univocitá, i figli hanno bisogno di percepire che i genitori sanno capire a fondo le proprie esigenze e sono in grado di rassicurarli. Creare un ambiente favorevole alla comunicazione vuol dire sostanzialmente permettere loro di esprimere tutto quanto sentono e di consigliarli come se ci si mettesse nei loro panni. Solo così i giovani possono scoprire il valore della" DIMENSIONE DELL'ESSERE " (Fromm) che consiste nella valorizzazione di sè e nella condivisione con gli altri per promuovere la propria identitá. Maestra Francesca.

Raccontami una storia

Raccontami una storia. Le storie di tutti i tempi, della tradizione e moderne, racchiudono in sé un valore profondo. Con le parole della fantasia e modi coinvolgenti possono chiarire i molti perché della vita, ma soprattutto sanno creare un legame profondo tra chi legge e chi ascolta. Rainer Maria Rilke non solo scrisse racconti famosi quale risposta alle domande su Dio, ma aggiunse al titolo “Le storie del buon Dio” il sottotitolo: “Raccontare ai grandi perché lo riferiscano ai piccoli”. Il narrare come il raccontare implicano sempre uno stare insieme ad una persona cara, in un rapporto affettivo intenso come quello che si può stabilire con un familiare. I genitori, i nonni, i fratelli maggiori più di ogni altro posseggono le doti del buon narratore, ovvero di colui che è capace di trasformare una storia in una straordinaria avventura a due. Ma perché tutto questo possa diventare un’esperienza unica gli adulti devono avere la pazienza di ascoltare soprattutto le domande inespresse, con il gusto di riscoprire il bambino di un tempo dentro di sé, lasciandosi coinvolgere nella storia che si sta raccontando. Tutto ciò per costruire un reale ponte tra persone unite da un profondo legame di affetto, che percorrono un tratto di strada insieme mano nella mano. Dice bene Martin Buber: “Non ne sapevo niente di libri quando sono nato nel grembo di mia madre, e voglio morire senza libri, stringendo una mano. E’ vero che a volte chiudo la porta della mia stanza e mi immergo in un libro, ma solo perché posso riaprirla e c’è una persona che ha lo sguardo verso di me”. La mano, lo sguardo di una persona vera che racconta, con il bagaglio di tutte le sue esperienze, di tutte le sue idee sul mondo, di tutti i suoi sentimenti, sono una presenza impagabile che nessun apparecchio può sostituire. Le risposte rassicuranti che si possono dare con le parole della fantasia possono lasciare un impronta che durerà a lungo. Siano dunque fiabe, miti, poesie, romanzi, parabole o storie sacre, sono sempre il simbolo e la metafora della vita di tutti i giorni, con i suoi momenti felici e difficoltosi, ma soprattutto con la speranza per un futuro migliore. Anche se raccontate mille volte possono sempre riservare emozioni inattese, perché ogni volta sanno trovare una risposta diversa ai grandi interrogativi. Sono le storie che il tempo impara a conservare rendendole eterne, le uniche capaci di lasciare un segno profondo nella vita non solo di chi le dona, ma anche di chi le riceve. Perché come sostiene lo scrittore Barthes: “Ogni racconto comincia con la storia stessa dell’umanità; non esiste e non è mai esistito in alcun luogo un popolo senza racconti”. Maestra Francesca.

I bambini e la poesia.

La poesia ancora oggi può costituire un mezzo efficace per sviluppare la CREATIVITÀ E LA FANTASIA in virtù della libertà e del gioco che la caratterizzano. Con la poesia si può nutrire la fantasia anche con il RITMO, LA RIMA , LA PIACEVOLEZZA DELLA PAROLA E LE IMMAGINI. La poesia é una sorta di incantesimo grazie al quale le cose più comuni possono diventare oggetti fantastici per rendere la REALTÀ UNA SORTA DI FAVOLA. Nella poesia oggetti, animali, le piante, la luna le stelle si comportano e sentono come gli esseri umani . La molteplicità dei significati, il saper parlare di gioie, di oggetti, di persone e fatti storici, di sofferenze e di speranze, di lotte e di pace la rende ancora oggi uno strumento efficace. Testo tratto dalla poetessa Rossella Grenci della quale invitiamo a visitare la pagina su internet. WWWrossellagrenci.com o su Twitter @RossellaGrenci. Nella nostra biblioteca scolastica genitori sarà possibile trovere testi per la lettura in famiglia di poesie tra cui i testi della delicata poetessa Viviana Lamarque e Della famosissima poetessa Maria Luisa Spaziani. Maestra Francesca.

giovedì 10 aprile 2014

Decalogo del perfetto genitore.

Offriamo a tutti i genitori il Decalogo del genitore perfetto tratto dal volume di Marie Claire Duco, Papá, mamma la scuola ed io, edizioni Magi
1 Abbiate il coraggio di dire "no" al bambino : non cedete pensando che , in fin dei conti,il suo rendimento scolastico è una cosa che riguarda soltanto lui;
2 Rispettate e fate rispettare il contratto stipulato con lui, senza eccezioni: " Mi farai vedere il tuo diario tutti i giorni. Prenderò un appuntamento con il tuo insegnante, se necessario";
3 Trovate il modo di manifestare il vostro interessamento e sostegno: "chiamami in ufficio se hai bisogno";
4 Preferite il compromesso al conflitto : "Studia fino alla tal ora , ripetimi la lezione e poi guarderemo insieme la televisione";
5 Non pensate che un problema sia insolubile ; in compenso , può essere posticipato: " ne parleremo con tuo padre o la tua maestra "
6 Non squalificate la scuola in presenza del bambino : è preferibile che si assuma la responsabilità delle proprie azioni e se necessario incontrate l'insegnante per parlarne;
7 Non drammatizzate , ascoltate e dialogate prima di qualsiasi altra cosa: "raccontami cosa è successo"
8 Non fate paragoni tra lui e un bambino più bravo di lui , estraneo alla famiglia, o con il fratello e la sorella : Prendi esempio da tua sorella, è più piccola di te, eppure..."
9 Non fate le cose al posto suo, ma mostratevi disponibili ad aiutarlo:" Guarda sul dizionario , cambia metodo";
10 Fate della scuola un vostro alleato condividendo con essa le vostre preoccupazioni: andate alle riunioni, presentatevi ai colloqui e contattatela al minimo problema.

In sostanza come dice il neuropsichiatra Giovanni Bollea la famiglia è una specie di rete che ha un enorme valore psicologico perché la vita dei giovani è molto più problematica che in passato :"troppi stimoli, troppe necessità , troppe incertezze e troppi vuoti da colmare. È quella rete tesa che ti fa rimbalzare , per poi scendere tranquillamente a terra, perché sai che , infine, c'è chi ti sta aspettando, con i suoi elementi semplici, essenziali al tuo ben vivere, con il suo codice segreto non riproducibile da altri , con le sue mancanze e le sue debolezze, a volte addirittura avvolgenti ed atroci oppure frenanti e , comunque, necessarie ad una reale crescita e maturazione dell'Io per quanto fragile e precario" .
Maestra Bonetti Francesca.

Verso una scuola amica.



Crescere a piccoli passi esperienze di cittadinanza attiva.

Nell’epoca della globalizzazione la dimensione valoriale della scuola può costituire un’occasione irrinunciabile per promuovere una comunicazione autentica in grado di garantire la libertà necessaria ad esprimere le differenze. I ragazzi hanno bisogno di essere guidati alla scoperta della propria realtà socio- culturale senza però lasciar cadere in secondo piano quei principi universali, alla base della pacifica convivenza, che consentono di vincere pregiudizi ed atteggiamenti di chiusura. Pertanto la scuola ha il dovere di mettere in campo una particolare azione a favore dell’educazione
all’intercultura, alla mondialità, alla pace, alla legalità, alla solidarietà, alla salute, al rispetto delle pari opportunità uomo-donna e dell’ambiente  non solo attraverso  conoscenze , ma soprattutto grazie  all’apertura alle varie espressioni dell’umanità. Solo così può essere recuperato il fine ultimo dell’esperienza scolastica: la formazione dell’uomo in generale. Tra i principali obiettivi dunque va riconosciuto un posto di primo piano alla riscoperta del significato profondo dell’esistenza attraverso rapporti interpersonali in grado di far sperimentare l’unicità ed il valore dell’altro. I giovani del futuro hanno il diritto di avere accanto a sé degli adulti disposti ad aiutarli a costruire un progetto di vita capace di superare facili strumentalizzazioni. La scuola come naturale ambiente d’apprendimento può sostenere concretamente la comprensione dei bisogni e delle reciproche differenze grazie al riconoscimento della diversità come valore fondamentale. Solo in questo modo l’educazione
interculturale può andare oltre qualsiasi forma di innovazione scolastica per aprirsi alla prospettiva
dell’umanesimo che valorizza la differenza in quanto possibilità di arricchimento  dell’identità personale. I ragazzi devono dare il giusto valore al rapporto con l’altro attraverso relazioni autentiche che sappiano sostenere il dialogo,l’interazione e la gestione della pluralità a vantaggio della crescita
personale. Il  progetto educativo che presenta queste caratteristiche si apre a “ nuovi orizzonti”in
quanto favorisce lo sviluppo di tutte le persone e valorizza gli aspetti di tutte le culture. In particolare promuove la capacità di vivere una “nuova cittadinanza” nel rispetto dell’uomo, della persona e della sua vocazione alla vita comunitaria. Tra gli obiettivi di primaria importanza: il rispetto delle differenti identità culturali, la promozione di atteggiamenti di reciprocità come occasione di crescita umana, la disponibilità a condividere valori ed ideali. In una società multiculturale vanno ricercate le strategie per favorire l’incontro significativo ed il dialogo al fine di formare un nuovo atteggiamento nei confronti dell’altro in modo tale che i valori come giustizia, eguaglianza e dignità umana possano divenire fatto  fattori unificanti della cultura. Il progetto SCUOLA amica promosso dall' UNICEF  ha consentito alla scuola primaria di Besate di rafforzare esperienze di cittadinanza attiva promosse negli scorsi anni.Alla base della progettazione delle attività il rispetto per la convivenza pacifica riconoscendo come finalità principale l’integrazione dei bambini nell’ambiente scolastico di accoglienza con il diritto a sperimentare la cultura della pace. In particolare è stata posta l’attenzione sulle condizioni interiori che facilitano la comunicazione, la pacifica convivenza ed il reciproco
arricchimento nei bambini  con diverse identità culturali e differenti esperienze personali attraverso la preparazione della festa di Natale presentata ai genitori il 19 dicembre.  La scuola si è rivelata una sede privilegiata per l’alfabetizzazione interculturale in quanto ambiente d’apprendimento nel quale si vive l’esperienza della prolungata vicinanza tra persone che hanno origini profondamente diverse
per cultura, religione  provenienza socio-economica. L’esperienza nel suo complesso ha puntato su alcune soluzioni educative che si sono rivelate un patrimonio per l’intera comunità come l’organizzazione di momenti di lavoro a gruppi per la preparazione dei temi da presentare, la condivisione dei contenuti elaborati classe per classe e la stretta collaborazione fra genitori ed insegnanti attraverso la sezione genitori della biblioteca scolastica a sostegno della genitorialità consapevole per la preparazione la gestione degli stand per la raccolta dei fondi da destinare
all'Unicef. Dunque tra le  finalità del progetto ed in particolare le scelte compiute per i primi passi, lapreparazione della festa di Natale sul tema della pace, oltre all’acquisizione di conoscenze e competenze curricolari trasversali, ha valorizzatol’educazione al saper essere e al sapersi relazionare.
Tutto ciò si ricollega idealmente ai “quattro pilastri dell’educazione” espressi da Jacques Delors nel
Rapporto dell’Unesco “Nell’educazione un tesoro”: imparare a conoscere, imparare a fare, imparare a vivere insieme, imparare ad essere.
Una scuola che si propone di puntare sull’autentica comunicazione formativa, potrà affrontare in maniera efficace il delicato rapporto tra culture ed il sostegno alla costruzione al progetto di vita.
Il quotidiano lavoro educativo ha consentito di sperimentare buone relazioni scolastiche attraverso l’apprendimento dei valori dell’amicizia e dell’accoglienza come sottolinea anche il progetto.Si è cercato in sostanza di offrire un momento di riflessione ai genitori riuniti proprio sul riconoscimento della persona come portatori che di autentici valori di convivenza attiva e di rispetto reciproco.
Le insegnanti della scuola primaria di Besate.













mercoledì 9 aprile 2014

I bambini imparano ciò che vivono

I bambini imparano ciò che vivono.
Se un bambino vive nella critica impara a condannare.
Se un bambino vive nell'ostilità impara ad aggredire.
Se un bambino vive nell'ironia impara ad essere timido.
Se un bambino vive nella vergogna impara a sentirsi colpevole.

Se un bambino vive nella tolleranza impara ad essere paziente.
Se un bambino vive nell'incoraggiamento impara ad avere fiducia.
Se un bambino vive nella lealtà impara la giustizia.
Se un bambino vive nella disponibilità impara ad avere fede.
Se un bambino vive nell'approvazione impara ad accettarsi .

Se un bambino vive nell'accettazione e nell'amicizia impara a trovare l'amore nel mondo.

Dorothy Nolte.

Dalle insegnanti uno spunto di lettura per tutti i bambini.

GENITORI DI CARTA: Scuola amica per una cittadinanza attiva

GENITORI DI CARTA: Scuola amica per una cittadinanza attiva su Facebook la pagina di approfondimento su Dorothy Nolte.

Scuola amica per una cittadinanza attiva

Viviamo l'epoca della comunicazione globale nella quale i limiti di spazio e di tempo lasciano il posto  ad una dimensione virtuale da ricreare a proprio piacimento . Tuttavia l'innovazione tecnologica va vista nella sua giusta dimensione come strumento al servizio della società . Si deve superare la tendenza a ridurre la comunicazione ad un semplice strumento di trasmissione dei messaggi. Occorre riscoprire il suo profondo potenziale ovvero la possibilità di dare un senso alla vita di ciascuno di noi nella prospettiva del bene comune.
E allora spazio alla creatività , alla libertà e non ultima all'autenticità delle reti comunicative a partire proprio dalla famiglia che per prima aiuta i ragazzi ad affacciarsi al mondo degli adulti . In modo creativo possono essere fatte nuove esperienze di vita, capaci di rinnovare costantemente i gesti quotidiani. Solo in questo modo l'incontro tra persone anche con diverse identità può diventare un bene assoluto.
Una comunicazione autentica consentirà di superare l'esclusivo punto di vista di sè stessi per lasciare spazio ad altre prospettive storiche e alla costruzione di nuove occasioni di vita. Ciò può costituire un notevole arricchimento culturale che trova il suo naturale compimento nel rispetto delle risorse a vantaggio di tutti lungo un percorso che si allarga dalla famiglia alla società. 
Queste sono in sostanza le basi per l'educazione alla pace ed alla citadinanza consapevole, vissuta nel rispetto dei diritti e dei doveri propri di ogni cittadino nella prospettiva dell'accoglienza e della sobrietà .
Maestra Bonetti Francesca.