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venerdì 11 aprile 2014

Raccontami una storia

Raccontami una storia. Le storie di tutti i tempi, della tradizione e moderne, racchiudono in sé un valore profondo. Con le parole della fantasia e modi coinvolgenti possono chiarire i molti perché della vita, ma soprattutto sanno creare un legame profondo tra chi legge e chi ascolta. Rainer Maria Rilke non solo scrisse racconti famosi quale risposta alle domande su Dio, ma aggiunse al titolo “Le storie del buon Dio” il sottotitolo: “Raccontare ai grandi perché lo riferiscano ai piccoli”. Il narrare come il raccontare implicano sempre uno stare insieme ad una persona cara, in un rapporto affettivo intenso come quello che si può stabilire con un familiare. I genitori, i nonni, i fratelli maggiori più di ogni altro posseggono le doti del buon narratore, ovvero di colui che è capace di trasformare una storia in una straordinaria avventura a due. Ma perché tutto questo possa diventare un’esperienza unica gli adulti devono avere la pazienza di ascoltare soprattutto le domande inespresse, con il gusto di riscoprire il bambino di un tempo dentro di sé, lasciandosi coinvolgere nella storia che si sta raccontando. Tutto ciò per costruire un reale ponte tra persone unite da un profondo legame di affetto, che percorrono un tratto di strada insieme mano nella mano. Dice bene Martin Buber: “Non ne sapevo niente di libri quando sono nato nel grembo di mia madre, e voglio morire senza libri, stringendo una mano. E’ vero che a volte chiudo la porta della mia stanza e mi immergo in un libro, ma solo perché posso riaprirla e c’è una persona che ha lo sguardo verso di me”. La mano, lo sguardo di una persona vera che racconta, con il bagaglio di tutte le sue esperienze, di tutte le sue idee sul mondo, di tutti i suoi sentimenti, sono una presenza impagabile che nessun apparecchio può sostituire. Le risposte rassicuranti che si possono dare con le parole della fantasia possono lasciare un impronta che durerà a lungo. Siano dunque fiabe, miti, poesie, romanzi, parabole o storie sacre, sono sempre il simbolo e la metafora della vita di tutti i giorni, con i suoi momenti felici e difficoltosi, ma soprattutto con la speranza per un futuro migliore. Anche se raccontate mille volte possono sempre riservare emozioni inattese, perché ogni volta sanno trovare una risposta diversa ai grandi interrogativi. Sono le storie che il tempo impara a conservare rendendole eterne, le uniche capaci di lasciare un segno profondo nella vita non solo di chi le dona, ma anche di chi le riceve. Perché come sostiene lo scrittore Barthes: “Ogni racconto comincia con la storia stessa dell’umanità; non esiste e non è mai esistito in alcun luogo un popolo senza racconti”. Maestra Francesca.

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