I diritti di un figlio.
“I figli sono d’ogni uomo l’anima. Chi ciò non ha appreso, soffre bensì di meno, ma il suo benessere è mancata felicità” P. Handke, Storia con Bambino. Ci sono Paesi per i quali i diritti dei minori non esistono. Ci sono poi Paesi come il nostro in cui i diritti dei bambini rappresentano una realtà concreta, anche se l’infanzia ha bisogno di essere difesa per far sì che sia libertà, spensieratezza, esagerazione, tempo trascorso con gli amici in totale libertà. Un’infanzia felice è il dono più prezioso che si possa ricevere per la vita. E’ una memoria che non ha prezzo e per questo degna di essere oggetto di particolare attenzione. Il 2 ottobre 2000 la Commissione Europea ha presentato il documento sui diritti fondamentali del Cittadino dell’Unione che poi sarebbe stato approvato definitivamente a Nizza. Si è trattata di una decisione importante per creare dopo l’Europa monetaria anche l’Europa politica. In particolare è rilevante l’art. 24 nel quale viene ribadito che: “ I Bambini hanno diritto alla protezione e alle cure necessarie per il loro benessere. Essi possono esprimere la propria opinione, che viene presa in considerazione, sulle questioni che li riguardano, in funzione della loro età e della loro maturità. In tutti gli atti relativi “ l’interesse del bambino deve essere considerato preminente”. Ma come è possibile capire quali sono gli interessi dei propri figli tanto da saperli mettere al primo posto con senso di responsabilità e maturità? Il neuropsichiatria Giovanni Bollea sostiene che un bravo professionista deve saper capire i ragazzi limitandosi a guardarli negli occhi e in un secondo momento deve insegnarlo anche ai genitori. Nel suo libro “Genitori grandi maestri di felicità” ha dato dei consigli preziosi su come leggere i pensieri dei propri figli. Un bambino di 11/12 mesi di fronte ad ogni piccola novità ha occhi sorpresi da osservatore attento perché scopre lentamente di non essere più solo. Dai quattro ai sei anni è possibile scoprire nello sguardo un’intelligenza in evoluzione: infatti è il momento in cui il bambino impara a fare i primi ragionamenti anche complessi. A sette anni lo sguardo si fa mobile e acuto, comunica le emozioni e comincia a fissare. Tra i sette e i nove anni può anche comunicare la sensazione di ansia perché ormai è chiaro il concetto di morte e teme che qualcosa possa succedere ai suoi cari. Verso gli undici anni lo sguardo si fa meno trasparente e risulta più pensoso e triste: è questa la fase più delicata della crescita. Anche se per i genitori è difficile capire il figlio adolescente c’è però un’espressione che occorre tener presente: lo sguardo stanco, come distaccato dalla realtà, perché anche in questo modo il ragazzo può chiedere aiuto.
Ma anche il dialogo può essere uno strumento efficace. Una comunicazione semplice, flessibile e lontana da inutili imposizioni può essere un’occasione importante per diventare persone autentiche a tutte le età. Sguardi e parole assumono un ruolo importante se accompagnate però anche dall’ascolto attivo mediante il quale i genitori possono interpretare i bisogni dei propri figli per riportare l’equilibrio necessario ad una crescita armonica. E’ importante che gli adulti prestino attenzione ai bisogni dei figli con la fiducia che essi, a loro volta, impareranno a rispettare i bisogni dei genitori.
Maestra Francesca.
Con questo primo invito di lettura le insegnanti, i bambini ed i genitori della biblioteca ricordano l'invito di domenica 25 maggio a partire dalle ore 14 presso l'oratorio di Morimondo per presentare l'ultima fase del progetto Unicef Scuola Amica.
Nessun commento:
Posta un commento