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giovedì 22 maggio 2014

Elogio della solitudine

Elogio della solitudine.

“Ho fretta, ho fretta, ho un appuntamento, un app…”, riesce a stento a dire Bianconiglio prima di scomparire alla vista della stupefatta Alice ed eclissarsi nel Paese delle Meraviglie. Alice lo rivedrà, lo riprenderà e lo ritroverà sempre intento a correre chissà dove, verso quali appuntamenti, verso chissà quali mete. Una metafora questa adatta a descrivere la civiltà moderna che ha trasformato la solitudine in uno dei beni più preziosi. Scrive Corinne Zaugg nel suo libro “Questione di cuore” della Effatà Editrice che in fondo: “nei confronti della vita ci sentiamo tutti creditori: tutti abbiamo da chiederle infinite cose. E dalla mattina alla sera non facciamo altro che percorrerla come un’autostrada a mille all’ora, macinando chilometri: anni su anni. Mai troviamo un luogo abbastanza bello, panoramico, tranquillo per fermarci…E si perde di vista che la vita né bella né brutta, né esagerata e né spericolata deve essere vissuta con calma perché semplicemente vita”.
Una volta la vita si svolgeva tutta in una stanza, intorno ad un letto. Lì si nasceva, si andavano a conoscere i nuovi fratelli a mano a mano che venivano alla luce. Lì ci si raccoglieva intorno al nonno per ricevere l’ultima sua benedizione. Oggi si vive col mondo in casa perché le notizie entrano in un flusso continuo, lo sguardo spazia lontano, ma il vissuto reale risulta essere infinitamente più piccolo e soprattutto difficile da assaporare. Manca in definitiva il piacere di godere in silenzio e nel proprio piccolo di tutto quanto si possiede, perché presi dalla fretta di consumarlo per cercare altro. Dunque è bene insegnare ai ragazzi  a perdere un po’ di tempo , a riscoprire il lusso di  poter vivere la propria giornata senza avere la necessità di correre.  E’ bene condividere con i propri figli il bisogno di solitudine perché come sosteneva il filosofo Schopenhauer i giovani hanno bisogno di essere aiutati a sopportare la solitudine e ad amarla come fonte di felicità dell’anima. Quando quei momenti daranno loro gioia e serenità sapranno affrontare meglio le ansie quotidiane. Da piccoli è scoprire il lusso di poter giocare in totale libertà, da grandi il “perdere tempo” può essere un riposo salutare che è diseducativo solo se diventa un’abitudine troppo distaccata e lontana dai doveri quotidiani.  Perché i bambini hanno bisogno di avere il tempo necessario per coltivare i propri interessi a modo loro, senza interferenze da parte degli adulti. Con gli anni lo star soli sarà semplicemente il non far niente, gironzolare nella propria camera in silenzio spostando qualcosa, aprendo un libro, sentendo un cd, senza un’intenzione o un programma precisi o meglio senza dover rendere conto a nessuno. Ma il desiderio di star soli a perdere tempo è ben diverso dall’inerzia e dalla malinconia, si tratta comunque di una scelta che coinvolge tutta la famiglia a partire proprio dal darsi altri ritmi ed altre abitudini per scoprire che c’è tempo per tutto, anche per accendere nuovi entusiasmi. E’ un mondo questo tutto da scoprire, dove niente è come sembra e può assumere forme e dimensioni diverse grazie alla fantasia, fino ad aprirsi sull’infinito come il vecchio gioco delle scatole cinesi. Sicuramente si tratta di un’esperienza formativa quando si sceglie di abituare i propri figli a stare con i propri pensieri , nel loro spazio vitale, senza bisogno di riempirlo continuamente con appuntamenti minuziosamente pianificati.
 

Maestra Francesca.

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