Partiamo da un’affermazione cara a Francoise Doltò , la più nota ed amata psicoanalista francese, la rivoluzione dei piccoli passi per richiamare l’attenzione ancora una volta sulla necessità di costruire con pazienza la relazione educativa tra genitori e figli.Ci insegna la Doltò che i figli sono diversi dagli adulti perché creature in divenire che, per crescere, devono affrontare prove difficili e rischiose e in condizioni normali sono perfettamente attrezzati per farlo. Tuttavia è necessario dar loro fiducia non soffocandoli con attenzioni superflue, interventi inutili e moralismi colpevolizzanti perché la vita stessa è una grande educatrice. Quindi è bene dare il giusto valore alle esperienze più importanti, quelle che mettono in crisi gli equilibri precedenti,ma che permettono di andare avanti , di procedere verso l’autonomia senza dimenticare che occorre sostenerli con fermezza, disponibilità e generosità.Del resto i figli dipendono dai genitori proprio come un frutto, suggerisce lo psicoterapeuta Sergio Astori dell’Università Cattolica di Milano, cioè qualcosa che pende da un ramo familiare ed è chiamato diventare seme per un’altra pianta. Essendo frutti destinati a cadere hanno bisogno sia di rami vigorosi e fieri che sappiano proteggerli finché non è pronto il volo, sia di rami generosi e disciplinati che diano frutti al loro tempo e non allunghino ombre su altri rami. Ai figli occorre voler bene perché loro sentono l’intensità del legame d’amore e bisogna capirli per farsi rispettare. Solo allora sono disponibili a seguire le orme degli adulti. Il potere che deriva all’adulto dalla dipendenza del bambino non lo impegna ad evitargli ogni difficoltà ed ogni pericolo a costo di sostituirlo. Il genitore non è tenuto a garantirgli solo la felicità, sostiene ancora la Doltò , ma la crescita. E’ vero che il bambino piccolo reclama una dedizione totale, ma progressivamente deve imparare a cavarsela da solo, a trarsi d’impiccio con le sue forze. Per ridimensionare le pretese di un’educazione invadente basta spesso un pizzico d’ironia e un grande senso del destino: “E’ la vita” , si può dire a un bambino che affronta una sofferenza ingiusta ma inevitabile, avendo poi cura di ricostruire con lui tutte le possibilità di soluzione: ce ne sono sempre. L’espressione “E’ per il tuo bene” può risultare immobilizzante se non viene accompagnata da una costante ridefinizione su che cosa sia veramente il bene per i propri figli. Dunque entra i campo quella pacifica rivoluzione che propone un nuovo modo di vivere il rapporto fra adulti e bambini prima nella famiglia e poi nella scuola e nella società. Maestra Francesca.
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giovedì 22 maggio 2014
La rivoluzione dei piccoli passi.
LA RIVOLUZIONE DEI PICCOLI PASSI.
Partiamo da un’affermazione cara a Francoise Doltò , la più nota ed amata psicoanalista francese, la rivoluzione dei piccoli passi per richiamare l’attenzione ancora una volta sulla necessità di costruire con pazienza la relazione educativa tra genitori e figli.Ci insegna la Doltò che i figli sono diversi dagli adulti perché creature in divenire che, per crescere, devono affrontare prove difficili e rischiose e in condizioni normali sono perfettamente attrezzati per farlo. Tuttavia è necessario dar loro fiducia non soffocandoli con attenzioni superflue, interventi inutili e moralismi colpevolizzanti perché la vita stessa è una grande educatrice. Quindi è bene dare il giusto valore alle esperienze più importanti, quelle che mettono in crisi gli equilibri precedenti,ma che permettono di andare avanti , di procedere verso l’autonomia senza dimenticare che occorre sostenerli con fermezza, disponibilità e generosità.Del resto i figli dipendono dai genitori proprio come un frutto, suggerisce lo psicoterapeuta Sergio Astori dell’Università Cattolica di Milano, cioè qualcosa che pende da un ramo familiare ed è chiamato diventare seme per un’altra pianta. Essendo frutti destinati a cadere hanno bisogno sia di rami vigorosi e fieri che sappiano proteggerli finché non è pronto il volo, sia di rami generosi e disciplinati che diano frutti al loro tempo e non allunghino ombre su altri rami. Ai figli occorre voler bene perché loro sentono l’intensità del legame d’amore e bisogna capirli per farsi rispettare. Solo allora sono disponibili a seguire le orme degli adulti. Il potere che deriva all’adulto dalla dipendenza del bambino non lo impegna ad evitargli ogni difficoltà ed ogni pericolo a costo di sostituirlo. Il genitore non è tenuto a garantirgli solo la felicità, sostiene ancora la Doltò , ma la crescita. E’ vero che il bambino piccolo reclama una dedizione totale, ma progressivamente deve imparare a cavarsela da solo, a trarsi d’impiccio con le sue forze. Per ridimensionare le pretese di un’educazione invadente basta spesso un pizzico d’ironia e un grande senso del destino: “E’ la vita” , si può dire a un bambino che affronta una sofferenza ingiusta ma inevitabile, avendo poi cura di ricostruire con lui tutte le possibilità di soluzione: ce ne sono sempre. L’espressione “E’ per il tuo bene” può risultare immobilizzante se non viene accompagnata da una costante ridefinizione su che cosa sia veramente il bene per i propri figli. Dunque entra i campo quella pacifica rivoluzione che propone un nuovo modo di vivere il rapporto fra adulti e bambini prima nella famiglia e poi nella scuola e nella società. Maestra Francesca.
Partiamo da un’affermazione cara a Francoise Doltò , la più nota ed amata psicoanalista francese, la rivoluzione dei piccoli passi per richiamare l’attenzione ancora una volta sulla necessità di costruire con pazienza la relazione educativa tra genitori e figli.Ci insegna la Doltò che i figli sono diversi dagli adulti perché creature in divenire che, per crescere, devono affrontare prove difficili e rischiose e in condizioni normali sono perfettamente attrezzati per farlo. Tuttavia è necessario dar loro fiducia non soffocandoli con attenzioni superflue, interventi inutili e moralismi colpevolizzanti perché la vita stessa è una grande educatrice. Quindi è bene dare il giusto valore alle esperienze più importanti, quelle che mettono in crisi gli equilibri precedenti,ma che permettono di andare avanti , di procedere verso l’autonomia senza dimenticare che occorre sostenerli con fermezza, disponibilità e generosità.Del resto i figli dipendono dai genitori proprio come un frutto, suggerisce lo psicoterapeuta Sergio Astori dell’Università Cattolica di Milano, cioè qualcosa che pende da un ramo familiare ed è chiamato diventare seme per un’altra pianta. Essendo frutti destinati a cadere hanno bisogno sia di rami vigorosi e fieri che sappiano proteggerli finché non è pronto il volo, sia di rami generosi e disciplinati che diano frutti al loro tempo e non allunghino ombre su altri rami. Ai figli occorre voler bene perché loro sentono l’intensità del legame d’amore e bisogna capirli per farsi rispettare. Solo allora sono disponibili a seguire le orme degli adulti. Il potere che deriva all’adulto dalla dipendenza del bambino non lo impegna ad evitargli ogni difficoltà ed ogni pericolo a costo di sostituirlo. Il genitore non è tenuto a garantirgli solo la felicità, sostiene ancora la Doltò , ma la crescita. E’ vero che il bambino piccolo reclama una dedizione totale, ma progressivamente deve imparare a cavarsela da solo, a trarsi d’impiccio con le sue forze. Per ridimensionare le pretese di un’educazione invadente basta spesso un pizzico d’ironia e un grande senso del destino: “E’ la vita” , si può dire a un bambino che affronta una sofferenza ingiusta ma inevitabile, avendo poi cura di ricostruire con lui tutte le possibilità di soluzione: ce ne sono sempre. L’espressione “E’ per il tuo bene” può risultare immobilizzante se non viene accompagnata da una costante ridefinizione su che cosa sia veramente il bene per i propri figli. Dunque entra i campo quella pacifica rivoluzione che propone un nuovo modo di vivere il rapporto fra adulti e bambini prima nella famiglia e poi nella scuola e nella società. Maestra Francesca.
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